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Fotografia e viaggi: Namibia (post fotografico)

Finalmente ho terminato la post produzione delle fotografie relative al nostro ultimo viaggio in terra africana. È stato un discreto lavoraccio anche se devo dire che ho raffinato ancora di più il mio flusso di lavoro, rendendolo molto veloce ed ampiamente automatizzato. Questo regala non solamente un risparmio di tempo, ma anche una discreta COERENZA negli sviluppi, soprattutto di foto riferite alle stesse situazioni. Ma torniamo a noi: come da tradizione, l'album finale comprende 114 foto anche se in realtà sarebbero di più visto il fatto che i portali hanno policy piuttosto strette sulle foto con parti intime del corpo in vista. E' il caso della popolazione Himba con le donne sempre a seno nudo: ho dovuto quindi scartare dalla pubblicazione le foto che non sarebbero passate. Che immagini si possono scattare in un viaggio in Namibia? In tutta onestà potrei rispondere tranquillamente: TUTTI i generi. Paesaggi, persone, closeup, astratti, animali ecc. E' un Paese spettacolare da questo punto di vista! Ci vorrebbero 5 anni per poterlo fotografare a dovere! Andiamo per ordine:
ATTREZZATURA: Nikon D750, Nikkor 24-120 f4 G, Tamron SP 70-300 f4/5.6 . Vari filtri (mai usati salvo quello UV rivelatosi fondamentale, ma ci torniamo dopo), cavalletto e telecomando. Dotazione standard direi per viaggiare leggeri (si fa per dire...).
ANIMALI: il parco di Etosha (ma non solo) permette di scattare sia primi piani e ritratti




Ma anche foto d'insieme un po' più contestualizzate:







E, perchè no, anche dei close up:



Le foto sono realizzate praticamente tutte utilizzando il mio teleobittivo Tamron SP 70-300. Spesso e volentieri tirato a manetta sui 300 mm, cosa che sconsiglio sempre di fare per preservare al massimo la qualità dello scatto, ma che, in situazioni simili, non è possibile evitare. Le difficoltà sono legate al fatto che sei sopra ad un veicolo che, il più delle volte, si muove e quando sta fermo, la tua posizione non è mai quella più favorevole allo scatto. Si tratta di pensare in fretta quindi. Consiglio pratico: scattate a priorità di tempi (da settare a seconda della focale per limitare il più possibile il mosso), lettura medio pesata al centro, punto di messa a fuoco centrale con autofocus continuo; raffica ed iso automatica se c'è poca luce. Così dovrete pensare al massimo ad un solo parametro di esposizione e potete concentrarvi solo sul cogliere l'attimo buono.

RITRATTI CON PERSONE: principalmente questi scatti sono legati alle popolazioni Himba presenti sul territorio che non hanno problemi a farsi ritrarre, anzi. Se soggiornate a Windhoek evitate di scattare ad ogni volto che vedete: in città potrebbero non prenderla benissimo!!






Difficoltà per quanto riguarda questi scatti praticamente non ce ne sono. La luce è abbondante a parte quando scattate dentro alle capanne, dove ho dovuto spingere la iso a 1600 e scattare con 5.6 di diaframma. Non aperto al massimo, ma quasi. Non avrete problemi neanche a comporre perchè questa popolazione è parecchio conciliante verso i turisti (e ti credo...) ed anzi, sono divertiti quando gli mostrate le foto che avete realizzato dove loro sono ritratti. I bambini sono dolcissimi e molto affettuosi: non vi chiedono niente (per quello ci sono le loro mamme che vendono tutti gli oggetti artigianali) e sono costantemente incuriositi guardando come siamo fatti rispetto a loro.

PAESAGGI: si potrebbe parlarne per giorni. Vi basti sapere che lo scenario cambia davvero in maniera repentina. Passate dall'oceano, al deserto più puro, fino alle distese stile "Monument Valley". Ma facciamo parlare le foto:










Ho fatto ovviamente una selezione della selezione per motivi di spazio. Vi metto qua sotto il link all'album completo. Venendo a noi non c'è molto da aggiungere a quello che già le foto dicono: di tutto ed in ogni condizione di luce. Consigli: attenti ai cambi di ottica sulla costa perchè c'è un vento assurdo e rischiate di distruggere la vostra attrezzatura. Il mio tele è stato ripulito una volta tornati a casa perchè "grattava" quando zoomavo. La sabbia entra ovunque, per cui stateci attenti. Altro consiglio: a Solitaire approfittate della torta di mele (buona, anche se viene definita la migliore delle migliori ecc..) e dedicate un po' di tempo a riprendere le macchine arrugginite: sembra di essere in un film americano, troppo bello!! Nella zona di Sossusvlei con il relativo Deadvlei avrete a disposizione gli alberi mummificati e potrete scattare le famose immagini iconiche della Namibia. La difficoltà sta nel trovare composizioni diverse delle solite, ma non sarà semplice, ve lo garantisco!

FOTO CON SOGGETTO FISSO: questa nuova "rubrica" mi è stata suggerita dalla nostra guida che, guarda caso, è appassionato di fotografia (ma pensa che fortuna...). Utilizzare un elemento del luogo da portarsi in ogni dove e metterlo come protagonista di uno scatto contestualizzato. La mia scelta è caduta su un cocomero selvatico namibiano: frutto praticamente immangiabile e di dimensioni ridottissime rispetto ai cocomeri tradizionali. 




SCATTI NOTTURNI: nel Paese dove la via lattea si vede ad occhio nudo senza alcuno sforzo, non si può fare a meno di tentare qualche scatto notturno. Le difficoltà non ci sono se non quelle legate alla composizione cercando di evitare ogni disturbo luminoso. Noi non ci siamo riusciti in quanto l'unica vera occasione di scattare al buio completo è stata compromessa dalla presenza di uno sciacallo che girava allegramente per la nostra location. Come al solito il nostro famigerato culo da meteorite si è manifestato un'altra volta (se non altro non ha piovuto, quello si...):



I metadati riportano i dati di scatto, ma le impostazioni di partenza sono sempre le stesse. Ho utilizzato il 24-120 a tutta apertura f4, 20secondi come tempo di scatto, iso 1600 o giù di lì, cavalletto e scatto remoto. Messa a fuoco manuale su qualsiasi soggetto si riesca purché non troppo vicino (altrimenti si sfocano le stelle). Se non ci sono soggetti, dovrete usare il live view e cercare di rendere più definita possibile la stella più luminosa che inquadrate: ricordate che se puntate banalmente la messa a fuoco si "infinito", è molto probabile che non sia la migliore messa a fuoco per le stelle. State scattando a f4 con soggetti distantissimi e anche un solo millimetro di movimento dell'anello di maf può fare la differenza.
Bene, direi che vi ho riempito di foto da guardare, ma, se volete vedere l'album completo, potete cliccare QUI . Mi soffermo un attimo sul discorso legato al filtro UV di cui parlavo all'inizio: in realtà non l'ho usato per fare le foto o meglio, è sempre stato installato sulle mie ottiche, ma, per quanto riguarda il 24-120, il filtro si è rotto dopo poco più di metà viaggio. Il motivo è stato un urto accidentale durante uno spostamento. Lo sottolineo perchè il filtro ha letteralmente salvato l'elemento frontale del mio zoom. Ricordatevi che un filtro costa 9 euro (o qualcosa di più se lo volete "buono"), ma l'ottica costa molto di più (nel mio caso 1.300 euro....) per cui se vi state facendo la domanda: "Servirà comprare il filtro UV?", la risposta è SI, se non altro per salvarvi l'ottica in queste situazioni. Poi ovviamente vedete voi!!!!!
Venendo alla post produzione: praticamente ho sgrezzato i file con Capture Nx-d impostando un profilo completamente "piatto" così da non avere contrasti già precalcolati, colori sballati ecc e poi gestito il tutto in Photoshop utilizzando praticamente 2 macro: la prima che esegue tutte le operazioni del PPW fino alla moltiplicazione compresa. La seconda che esegue il modern man from mars. Su questa seconda macro (se non sapete di cosa si tratta, potete andare a vedere gli altri miei post dove parlo di questo argomento, tipo all'interno dello studio sull'HDR) i risultati sono spesso imprevedibil, ma ho notato che tende ad arricchire parecchio le tonalità rosse. Per carità, in Namibia il rosso non manca mai, ma stateci attenti, soprattutto se ci sono persone di mezzo (occhio ai toni della pelle). Per quanto riguarda i cieli notturni devo direi che ho un po' improvvisato non avendo ancora un flusso "certificato" per questo tipo di scatti. Ne faccio troppo pochi per mettermi a pensare ad un flusso completo. Diciamo che sono andato ad occhio ed il miglior risultato, a mio parere, l'ho ottenuto nell'utimo scatto, quello con la tenda davanti, ma ovviamente mi affido al vostro giudizio anche per eventuali suggerimenti.

Se siete arrivati fino a qui significa che davvero vi interessava il posto e non posso che confermarvi che è straconsigliato anche se vi suggerisco di rivolgervi sempre ad una agenzia di professionisti per viaggi di questo genere: con tutto questo deserto e zone dove prende solo la radio, è meglio evitare di rimanere soli o in panne con l'auto. Meglio spendere qualcosa in più, ma godersi al 100% la vacanza che tale deve essere!

Per ora buona luce da sotto l'equatore!!

Particolari ed enfasi vintage

Torniamo a parlare di fotografia pratica! Reduce da un bel giro per vari borghetti dalle mie parti, ho fatto una scorpacciata di dettagli e particolari sparsi per questi meravigliosi posti, dove il tempo sembra essersi fermato. Dove sta il segreto di questo genere di fotografia? In realtà non c'è alcun segreto: semplicemente serve prima di tutto il posto adatto, ovvero un borgo antico o presunto antico, dove ci siano particolari o situazioni caratteristiche che non si possono trovare in centro città. Poi una bella ottica fissa per giocare con lo sfocato e una buona dose di pazienza per cercare di osservare ogni singolo centimetro di quello che vi passa davanti agli occhi!

Sono riuscito nell'impresa di portare a casa delle foto che non siano una cavolata micidiale? Sinceramente credo proprio di no, ma a scopo "didattico" fa sempre bene un po' di sano esercizio e, in tempo di covid, luoghi con pochissima gente diventano una manna dal cielo, quindi non lamentiamoci troppo e vediamo che cosa è uscito dalla mia macchina:



Ad onore del vero questo primo gruppo di foto sono state scattate con il 70-300 e non con un'ottica fissa, per cui diciamo che, per giocare con lo sfocato, basta comunque "stringere" sul soggetto o avvicinarsi nella ripresa, non è per forza necessario avere obiettivi che aprono a f1.2 😆


In questo gruppo di foto ci sono scatti un po' diverse dal concetto di "particolari", ma le ho postate ugualmente per via della simpatia che mi hanno suscitato: i gatti mi hanno fatto troppo sorridere per la scena che sembra riprodurre una situazione "umana" con un osservatore e due che si fanno beatamente i cacchi loro. La foto del batuffolo invece mi ricorda un ragno visto in controluce e la cosa bella è che me ne sono accorto DOPO averla scattata. Io miravo all'effetto controluce e invece ho portato a casa uno scatto buono per il mio progetto "cose comuni, vista alternativa". Forse tra 300 anni riuscirò a completarlo.




Infine, questo gruppo di foto sono figlie del 50mm f1.8 G e, in questo caso, lo sfocato è ottenuto grazie alla generosa apertura a disposizione. Queste sono le vere foto di particolari che possono descrivere dei posti in maniera più personalizzata. Non parlo solamente dello scatto in se: in sostanza non ci sono difficoltà particolari nel realizzare queste foto. Alcune hanno ISO più elevati delle altre, ma si tratta sempre di uniformare l'esposizione a seconda della luce che c'è in quel momento. Devono descrivere per cui deve esserci più visibilità di dettagli possibile, escludendo disturbi e cose non funzionali allo scatto. In questo senso l'ultima foto è un massacro: troppe cose e poca possibilità di andare a scattare ogni singolo elemento (era una proprietà privata, volevo evitare che mi fucilassero). Sostanzialmente dovete individuare una scena che vi piace (o che vi riporta alla luce dei ricordi), osservarla e scattarla. Una volta eseguita la foto, la guardate nel visore e provate a concentrarvi sui singoli particolari facendovi la domandina giusta: "Questo particolare potrebbe diventare il protagonista di un'altra foto?". Se la risposta è si (ma anche se è "NI"), provateci. Di sicuro nel mucchio di tentativi che ne usciranno, qualcosa la porterete a casa ed avrete anche allenato il vostro occhio ad osservare isolando più cose possibili. Sempre riferito all'ultima foto qua sopra: avrei potuto scattarne altre 100 per ogni singola cosa che mi aveva colpito, ma, come detto, c'erano problemi logistici e mi sono accontentato della "foto di gruppo", la prima scattata.

Veniamo alla post produzione: vi sarete accorti che non sono propriamente sviluppate in maniera naturale, realistica ecc. Ho fatto una scelta di stile (non inteso come bellezza stilistica, ma come stile di sviluppo, impronta di sviluppo, chiamatela come volete) e l'ho mantenuta per tutte le fotografie. In questo caso ho riesumato un vecchio amore ovvero il vintage desaturato. Una sorta di mix tra un bleach bypass ed una foto antica. Il mix nasce dall'enfasi sulle ombre (visibilmente schiarite) per arrivare ad una saturazione abbassata con tanto di vignettatura molto pronunciata. Il tutto completato da un sharpen pensato per "ingrossare" i toni medi della foto e rendere più voluminosi i dettagli meno sottili. Una sorta di HiRaLoAm per chi comprende il significato di questo termine (del quale ho parlato in molti altri post, tipo questo). Sto tentando di codificare la procedura che ho utilizzato, così da poter fare un post con le spiegazioni, portate pazienza, ci arriverò! Gli strumenti che ho usato sono quelli messi a disposizione da Photoshop e dalla Nik Collection di Google (quella gratuita ovviamente). In pratica, dopo aver regolato colore e contrasto di base, ho utilizzato:

  • Silver Efex Pro 2 per regolare il contrasto della foto come se dovessi convertirla in bianco e nero. Fatto questo, il livello generato dall'intervento precedente è stato fuso con lo sfondo, usando il metodo di fusione "Luminosità". In questo modo ho sfruttato il contrasto del bianco e nero, mantenendo i colori originali della foto. 
  • Ho unito i livelli ed ho utilizzato Color Efex, strumento "contrasto tonale", per regolare luci ed ombre creando l'effetto simile ad un bleach bypass. Ho aggiunto, sempre in Color Efex, una vignettatura con punto di luce sopra al soggetto: l'effetto si chiama "Darken/Lighten Center". Il livello generato è stato fuso con metodo "Luminosità" esattamente come per il precedente. 
  • Successivamente ho utilizzato un classico livello di tonalità/saturazione impostando, di partenza, la saturazione a -40 punti. Per questo punto si possono valutare tante cose tipo di desaturare tutto tranne uno specifico colore (la foto della candela è stata fatta mantenendo i rossi originali e desaturando tutte le altre tinte) per dare più enfasi a quello che vogliamo. Va fatta una valutazione di massima insomma, sulla base dell'effetto che vogliamo ottenere. Ho impostato il metodo di fusione in "Colore" per non influenzare la luminosità dei pixel.
  • Infine, ho dato lo sharpen: una HiRaLoAm come quella spiegata nel post che ho linkato qua sopra, con opacità al 70% ed un altro livello di sharpen più sottile, con parametri della maschera di contrasto di 500, 1 e 0 , metodo di fusione Luminosità, opacità 80% e maschera di livello che contiene il livello RGB unito, ma invertito (sostanzialmente mascherato dalla luminosità al contrario cioè applicato alle ombre e non applicato alle luci della foto).

Non è una procedura immediata, me ne rendo conto e scritta così può sembrare molto difficile, ma vi assicuro che non lo è. Per questo sto lavorando per "codificarla" per bene e poter mettere un tutorial con le spiegazioni dettagliate e i vari screenshot. Ovviamente se qualcuno ha suggerimenti per ottenere un effetto vintage ecc simile a quello di questi scatti, sarò ben contento di leggere i commenti e magari di utilizzarli per creare altre guide simili (citando l'autore ovviamente!!).

Per ora, buona luce vintage.

Neve e freddo..colorati

Post ibrido questa volta dove tratteremo un argomento assolutamente inedito...sto scherzando ovviamente. Come da titolo, le foto sulla neve, a dicembre, sono probabilmente l'unica alternativa alle ore di ozio sbrandati sul divano. Ma a parte queste digressioni filosofiche, le foto sulla neve nascondono sempre almeno due insidie fotografiche. Facciamo un veloce ripasso:

1) Esposizione: la neve, come tutti i soggetti completamente bianchi, riflette il 36% della luce che riceve, ma le nostre macchine sono tarate sul grigio medio percepito, calcolabile in un 18% di luce riflessa. Che cosa significa questo? Semplicemente che la macchina fotografica riporta qualsiasi cosa gli mettiate davanti ad un 18% medio di luce riflessa. Nel caso di specie, la macchina pensa di avere davanti una serie di soggetti che riflettono il 18% della luce, ricevendone il 36% per via del bianco nevischio, "suppone" che l'immagine sia troppo luminosa (sovraesposta) e quindi riporterà quel valore al 18% regolando gli automatismi o indicandovi nell'esposimetro che la foto è troppo chiara. Il risultato sarà una neve grigia ed una foto sottoesposta. Non so se mi sono spiegato in maniera semplice, al massimo chiedete nei commenti.

2) Bilanciamento del bianco: la presenza di bianco sconfinato, di per se, non sarebbe affatto un problema. Inizia ad essere problematico quando ci sono parti illuminate dal sole e parti che rimangono in ombra. In quel caso, la macchina reagisce colorando di blu la nostra neve. Il risultato sono foto con una bella dominante fredda nelle zone d'ombra.

Come risolviamo queste due insidie? Con la conoscenza prima di tutto: sapere che esistono permette un approccio sicuramente più pensato già al momento dello scatto. 

Nel caso dell'esposizione, sapere che la macchina tenderà a sottoesporre, ci può aiutare perchè potremo agire sulla staratura manuale (il pulsante +/- per capirci) aggiungendo, ad esempio, 2/3 di stop alla nostra foto oppure, se scattate in manuale, regolate le impostazioni finchè l'esposimetro segna 2/3 di stop di sovraesposizione. In questo modo, la neve non sarà più grigia e la foto tornerà ad essere esposta correttamente. Va detto, a tale proposito, che gli esposimetri hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni e, pur mantenendo alla base sempre lo stesso metodo di calcolo, restituiscono dei risultati nettamente migliori rispetto alle macchine di qualche tempo fa. Quindi, anche in questo caso, la conoscenza ci può aiutare: questa volta va intesa come conoscenza della propria attrezzatura. Hai una macchina che riesce a gestire questa situazione senza incasinarti troppo la foto? Meglio per te, sai che esiste, ma sai che la macchina la gestisce bene, per cui puoi preoccuparti poco di starare l'esposizione. E' ovvio che per capirlo dovete semplicemente fare un po' di scatti e valutare il risultato dall'istogramma o semplicemente guardando la foto. Ci metterete si e no 2 minuti a capire se la vostra macchina va in difficoltà o meno e saprete come agire senza perdere tempo in tentativi inutili o, peggio, in post produzione.

Per quanto riguarda il bilanciamento del bianco, la cosa si fa più complicata. Come noto, le macchine fotografiche ragionano in maniera molto semplice ovvero: che cosa è più luminoso all'interno dello scatto? Nella maggior parte dei casi, le nostre foto sulla neve saranno fatte di giorno, quindi con massiccia presenza di luce. Le parti in ombra saranno spesso relegate a poche zone del frame. La macchina quindi rileverà il punto di bianco nelle parti più illuminate e setterà di conseguenza il bilanciamento su quella singola parte sotto il sole. Nell'esempio lavorerà al top per le luci settando un punto di bianco perfettamente candido (dopotutto stiamo fotografando la neve con il sole, non è che ci voglia chissà quale genio hi-tech 😆), MA, le parti in ombra saranno, di conseguenza, lasciate a loro stesse, donando quella colorazione tipica azzurra che diventa quasi una firma nelle foto invernali. Come si risolve il problema? Ci sono diversi modi e provo ad elencarli per poi dirvi come faccio io:

  • Regolare il bilanciamento del bianco su "ombra" o su "nuvoloso": può funzionare, ma il rischio è di sputtanarsi letteralmente tutti i colori della foto. Scaldare una piccola parte (quella in ombra) potrebbe portare ad un eccessivo calore nelle parti illuminate rendendo la foto una sorta di pastrocchio giallo;
  • Regolare il bilanciamento del bianco con una greycard o con un trabiccolo come quello di cui ho parlato in QUESTO post: potrebbe risolvere il problema dato che, molto probabilmente medierà un po' i valori rilevati e quindi fornirà di sicuro un bilanciamento del bianco più equilibrato, senza però rimuovere del tutto la dominante che si creerà nelle parti in ombra (questo anche per via di parecchi limiti tecnologici che ancora affliggono i sensori digitali, se li confrontiamo con le nostre capacità visive);
  • Scattare in formato RAW (magari unendo la soluzione greycard precedente) ed agire in post produzione con una bella sessione di color correction per riportare le parti in ombra, quanto meno, più vicine alla neutralità.
La soluzione che adotto io è la terza (quasi scontato, lo so...): cerco di fare del mio meglio allo scatto, con il tempo che ho a disposizione e poi correggo in post produzione. Come si correggono le due insidie in post produzione? Innanzitutto è caldamente consigliato lo scatto in formato RAW: non sto qui ad elencarvi i vantaggi o meno di questo formato (magari se volete faccio una serie di post dedicati, basta chiedere), ma è sufficiente sapere che scattando in RAW avrete a disposizione molte più informazioni rispetto al Jpg e, quando si toccano i colori, può fare davvero la differenza.

Partiamo dalla prima insidia: l'esposizione. In questo caso si agisce semplicemente sul cursore specifico che si trova in tutti i programmi di sviluppo RAW. Occhio sempre all'istogramma: evitate di bruciare le alte luci. Al massimo potete alzare l'esposizione e lavorare con il recupero delle alte luci per compensare, va analizzata la foto per capire fin dove spingersi e dove trovare il giusto compromesso. Questa era facile... 😁

Seconda insidia: mettetevi comodi. Dopo aver tentato di fare del nostro meglio allo scatto, apriamo la foto con Photoshop ed utilizziamo il metodo colore Lab. Che cosa sia e come funziona voglio darlo per scontato: ho fatto tanti post a riguardo, ma se ne volete uno specifico, chiedete pure nei commenti.

Questa foto è palesemente viziata da una dominante fredda sullo sfondo, tipica della neve in ombra. Si presta quindi alla nostra correzione. Per passare dal metodo colore RGB al metodo Lab, dovete utilizzare il menu IMMAGINE / METODO e selezionare COLORE LAB. Fatto questo ho campionato 3 punti in ombra (li vedete sottolineati qua sopra) utilizzando lo strumento contagocce presente tra gli strumenti di sinistra offerti da Photoshop e facendo SHIFT + CLICK sul punto che volevo campionare. Come si può notare i 3 punti hanno una grossa componente "b" negativa che significa forte presenza di blu (il canale b di Lab veicola i dati dei colori che variano dal giallo - quelli positivi -  al blu - quelli negativi). Bene, ora abbiamo i nostri obiettivi da correggere. Iniziamo facendo una selezione delle zone colpite dal problema, così da proteggere il resto dell'immagine. Io ho utilizzato il lazo poligonale, ma va bene qualsiasi strumento, tanto la selezione non deve per forza essere perfetta:

Ecco qui la mia selezione grezza. Per "aggiungere pezzi" ad una selezione precedente e quindi creare le due selezioni distinte come si vede qua sotto, ho utilizzato la funzione "aggiungi selezione" evidenziata:

Con la selezione attiva creiamo un nuovo livello di regolazione di tipo CURVE. Automaticamente Photoshop caricherà una maschera di livello che sarà bianca in corrispondenza della nostra selezione e nera sul resto dell'immagine:

A questo punto "operiamo": selezioniamo il canale b dal menu a tendina delle curve e lavoriamo la curva come vedete qua sotto. Di fatto stiamo aggiungendo valori positivi al canale. Stiamo quindi aggiungendo del giallo e, di conseguenza, riducendo il blu. Come potete vedere anche i valori Lab dei nostri punti campionati si modificano e si riduce drasticamente la dominante fredda:

Bene, ma non benissimo. Il nostro intervento è abbastanza evidente: sembra che qualcuno abbia tirato un secchio di giallo sul nostro sfondo. Non è il massimo. Bisogna quindi lasciar passare il nostro intervento solo dove è necessario ovvero sulle componenti a prevalenza di blu. Per fare questo bisogna raffinare un po' la nostra maschera di livello. Facciamo ALT + CLICK sulla maschera per portarla in primo piano e poi utilizziamo il mitico comando presente nel menu IMMAGINE / APPLICA IMMAGINE:

I parametri da settare sono i seguenti:

- Livello: sfondo

-  Canale: b + spunta sul box "Inverti"

- Fusione: scurisci

Il perchè di queste scelte è legato alla struttura dei canali di Lab. Se, come dicevamo prima, il canale b veicola le informazioni sul giallo (valori positivi) e sul blu (valori negativi), va da se che all'interno del canale ci saranno informazioni più "chiare" (positive) dove si trova il giallo e più "scure" (negative) dove si trova il blu. Se voglio selezionare solo le parti in blu, dovrò invertire il canale così da rendere "chiare" le parti in blu e viceversa. Il metodo di fusione scurisci serve per lasciare inalterate le parti della mia maschera che sono già nere, lavorando solo sulla parte bianca.

Il risultato è una sorta di maschera medio grigia. Ora bisogna enfatizzare le parti chiare (dove passerà il nostro effetto) e scurire di più le parti già scure per proteggere le porzioni di immagine che non hanno del blu al loro interno. Per fare questo, con la maschera sempre in primo piano, utilizziamo il menu IMMAGINE / REGOLAZIONI / CURVE:

Avvicinando i cursori come vedete nella figura qua sopra, esasperiamo le parti chiare e le parti scure che ora lavoreranno molto meglio nel far passare o meno la nostra correzione colore. Diamo ok alle curve. Ora, per evitare artefatti vari, sfumiamo un po' la nostra maschera facendo DOPPIO CLICK sulla maschera ed impostando la sfumatura intorno ai 5 pixel:

Bene, la parte rognosa è finita. Ora facciamo click da sul nostro sfondo e guardiamo il risultato del nostro lavoro:

La parte di sfondo che era immersa nel villaggio dei puffi è diventata magicamente corretta, ma si vede l'effetto anche dove non dovrebbe. Dopotutto la selezione l'abbiamo fatta un po' alla buona, per cui era anche ovvio che accadesse questo. Come facciamo per sistemare la cosa? Andiamo a mano: utilizziamo un pennello morbido, selezioniamo il colore nero, settiamo il metodo di fusione in "sovrapponi" (per rendere più delicato l'effetto) e l'opacità al 50%:

Ora, mantenedo la maschera selezionata, ma senza renderla in primo piano, facciamo qualche spennellata dove l'effetto era brutto da vedere così da osservare immediatamente il risultato del nostro lavoro fine. Basteranno poche pennellate qua e là per rendere praticamente invisibile il nostro intervento. 

Ora andate a vedere la foto iniziale e sorridete: avete corretto il colore in maniera selettiva e senza dover impazzire troppo per mascherarlo. Se notate i valori Lab dei punti campionati, hanno ancora dei numeri negativi, ma è corretto che sia così: in natura esiste la dominante blu con la neve in ombra. I nostri occhi la compensano, ma non del tutto, per cui rendiamo le foto più credibili lasciano una piccola parte di blu così da non disorientare l'osservatore facendogli sospettare un intervento di correzione.

Questo è uno dei tanti metodi per correggere il colore di una fotografia, ma credo che per la neve in ombra sia probabilmente il migliore ed il più veloce in assoluto. Genericamente se avete dominanti uniformi che rientrano nei colori dei canali Lab (verde e magenta per il canale "a", giallo e blu per il canale "b"), credo che il metodo colore Lab sia praticamente imbattibile per correggerli, se non altro per le maschere perfette che si riescono a creare.

Spero di avervi aiutato a correggere le vostre opere invernali ed avervi incuriosito sull'argomento. Se avete dubbi o altro, usate i commenti. 

Per ora buona luce senza dominante blu!