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Bianco e Nero: approccio, pensiero e sviluppo digitale

Torno su questo argomento perchè, oltre ad essere una cosa che mi piace particolarmente, spesso vengo interpellato per questo o quel problema legato a questo genere di fotografia. Facciamo una premessa: il bianco è nero NON è un modo per recuperare una foto che a colori fa cagare, questo ficcatevelo in testa! Per cui se la foto non è degna, BUTTATELA e non iniziate a smanettare come matti per recuperarla a tutti i costi. Il bianco è nero va PENSATO prima di scattarlo. Che cosa vuol dire? Bisogna cercare quelle situazioni che in bianco e nero vengono valorizzate, sia dal punto di vista della luce che da quello della composizione vera e propria. Personalmente, quando ho la "giornata bianco e nero", mi metto ad osservare per trovare:
  • Luce adatta con contrasti marcati o con punti di luce definiti e zone di ombra precise
  • Cieli interessanti con il sole sia visibile che nascosto dalle nuvole (il bianco e nero tira fuori i raggi del sole in maniera eccellente)
  • Linee e grafica in qualsiasi soggetto perchè con il giusto contrasto si può ottenere un'immagine che diventa quasi astratta
  • Soggetti che richiamano i "tempi andati" così da generare una sensazione di ricordo in chi guarda l'immagine in monocromia
  • Contrasto di luce che può essere alto (come per i raggi del sole dei punti precedenti) oppure PIATTISSIMO perchè l'atmosfera si crea anche con poco contrasto
Ovviamente questi sono solo degli spunti, i primi che mi sono venuti in mente guardando l'ultimo giro di foto monocromatiche che ho scattato. Ne posto alcune così posso raccontare come sono nate.
 
COMPOSIZIONE GRAFICA:

Nella prima foto ad una generale "monotonia" dei soggetti, ho aggiunto un pizzico di colore ROSSO che, da sempre, attira l'occhio umano. In fase di ripresa, oltre ad aver notato le linee per terra (era difficile non vederle...), ho visto le persone con la giacca rossa nell'angolo è mi è venuto in mente questo tipo di risultato. Avrei voluto aspettare ancora un po' per far arrivare la nave a metà frame, ma rischiavo che qualcuno si alzasse ed in più, non essendo da solo, sono stato, diciamo, sollecitato a darmi una mossa per proseguire nella passeggiata. Nella seconda foto invece ho puntato tutto sull'aspetto grafico per generare la sensazione di "silenzio" che volevo trasmettere (o meglio, che spero di aver trasmesso...). In post produzione sono letteralmente impazzito per togliere la distorsione sul lampione, per cui attenti a cosa fotografate e con che cosa lo fate, soprattutto se cercate composizioni grafiche: se c'è qualcosa di dritto, DEVE restare dritto!

LUCE ed OMBRA:

Nella prima foto ho visto la bicicletta appoggiata al muro e mi è venuta in mente subito la composizione che vedete: un grande classico. Ho cercato di minimizzare la presenza moderna e di persone che si aggiravano con il gelato o con il cellulare in mano, proprio per riportare indietro nel tempo lo scatto. Nello sviluppo in post produzione ho previsto un aumento delle luci sulla bicicletta e sull'angolo in alto a destra del porticato ed un parziale chiusura delle ombre a destra in corrispondenza della bicicletta e sul soffitto del porticato. Anche qui lo stile "ruvido" è voluto per retrodatare la fotografia. La seconda foto invece è nata semplicemente entrando in ristorante: si deve pur mangiare e questo locale aveva queste gabbie appese che mi hanno suggerito questa composizione a metà strada tra il grafico e l'astratto. La luce che veniva dalle mie spalle illuminava parzialmente le gabbie, aiutata anche dalle (poche) lampadine presenti. Il contrasto creato mi ha aiutato anche a gestire la post produzione con schiarimento luci e chiusura ombre per aumentare lo stacco. Ho tenuto nella composizione anche un po' dell'esterno per non disorientare troppo l'osservatore e far passare lo sguardo da dentro a fuori di continuo.

ATMOSFERA:
Il contrasto non è il pezzo forte di questa fotografia, ma visto che c'era della nebbietta interessante, perchè non ambientare il tutto in un film dell'orrore? Mentre scattavo questa foto, i miei compagni di passeggiata si chiedevano che cavolo ci vedevo di interessante in due alberi ed un po' di erba che spuntano dall'acqua. Una volta visto il risultato della conversione in monocromia, hanno capito le mie intenzioni. Non fatevi influenzare dagli altri: se vedete qualcosa che per voi è interessante, scattate la foto, convertitela, lavoratela e poi giudicate VOI quello che avete prodotto. Può essere che la buttiate lo stesso, ma sarà comunque servito a voi per imparare a capire le vostre sensazioni durante una sessione di scatti. La post produzione in questo caso ha visto l'uso di un filtro ROSSO per schiarire leggermente i fusti degli alberi e l'applicazione di una discreta vignettatura per rendere al massimo l'atmosfera cupa.

RAGGI DEL SOLE:
Questo scatto è nato un po' di culo, lo ammetto. Inizialmente avevo visto questa barca in mezzo al nulla, circondata dalla vegetazione ed illuminata dal riflesso dell'acqua. L'idea mi pareva interessante per cui ho atteso che le 20.000 persone che si aggiravano andassero via e mi sono messo a fare qualche scatto. Per questa sessione avevo impostato un profilo BN sulla mia D750 che mi permettesse di vedere, più o meno, quale sarebbe stato il risultato in bianco e nero, direttamente allo scatto (pur scattando in RAW e quindi mantenendo tutti i dati sui colori). Appena scattata ho dato un'occhiata al cielo che mi sembrava interessante ed ho notato che si vedevano alcuni raggi, appena accennati. Non mi sono fatto pregare due volte ed ho scattato altre foto per vedere quale inquadratura fosse la migliore. In post produzione ho contrastato di più il cielo ed inserito un filtro ROSSO, per tirar fuori i raggi in maniera decisa e lavorato un po' sulle ombre per valorizzare la parte illuminata della barca.

Un suggerimento che posso darvi, quando scattate in bianco e nero, è quello di utilizzare il formato RAW associato ad un profilo monocromatico. Difficilmente il preset della vostra macchina sarà soddisfacente, ma almeno avrete una preview della foto senza colori. E' indubbio che il bianco e nero sia più comunicativo, perchè elimina tutti gli eventuali disturbi dati da colori fuori posto, ma è anche vero che concentra l'osservatore sui particolari dello scatto, quelli che decidete voi ovviamente. E' un'arma a doppio taglio: di solito dico sempre che una foto in bianco e nero o piace tanto o non piace per niente, proprio perchè non ci sono appelli quando si toglie il colore. Ricordate infine, in fase di post produzione, di non pensare che il bianco e nero sia solamente saturazione a zero perchè non è così: bisogna valorizzare i contrasti, i dettagli illuminati e quelli in ombra, mantenere un discreto spettro di grigi per poter avere più possibilità di piccoli interventi: spesso non serve stravolgere nulla, basta solo valorizzare le cose che ci hanno colpito quando abbiamo scattato la foto. Non preoccupatevi se le prime volte vi sembrerà difficile scattare in questo modo, ci siamo passati tutti, per cui avanti con entusiasmo e fidatevi delle vostre sensazioni: quando la giornata vi ispira il bianco e nero nella testa, caricate il vostro profilo macchina, settate lo scatto RAW e buttatevi a capofitto in questo genere che può regalare davvero ottimi scatti da stampare ed appendere in casa.

Buona luce...monocromatica!

Venezia e il bianco/nero

Si sa che le città d'arte sono spesso associate alla fotografia monocromatica. Non sono sempre stato d'accordo con questa interpretazione, ma devo dire che l'ultima esperienza nella "mia" Venezia, un po' mi ha fatto ricredere. La sfida è stata mettere il mio fidato 50mm, settare il profilo monocromatico da applicare ai miei scatti raw e via...
Il risultato sono le foto che vedete qua sotto, alcune delle quali mi piacciono particolarmente (e non è facile che una mia foto mi piaccia....fidatevi!!). Non so se sia dovuto al fatto che ho scattato in monocromia "nativa" o per il fatto che, una volta tanto, sono stato ascoltato circa l'evitare il giro turistico che fanno tutti, fatto sta che ad ogni angolo, secondo me, c'era qualcosa di bello su cui soffermarsi: un campiello, una calle più stretta, una scena ordinaria di piccioni e gabbiani. Ho sempre sostenuto che, vista l'impossibilità di perdersi a Venezia, questa città va vista facendo di tutto per perdersi, girando a caso, stando solo attenti a dove si mettono i piedi (...e non solo per via dell'acqua!!). Questa volta, almeno in parte ce l'ho fatta ed il risultato si è visto subito. Che consigli posso darvi se vi venisse in mente di fare la stessa cosa? Beh, innanzitutto sfidatevi con un ottica fissa (o mettete un po' di nastro di carta sul vostro zoom così da renderlo fisso) e lavorate sulla percezione dei soggetti sfocati, sui diaframmi, fate N foto uguali a diaframmi diversi per capire quale rende di più il racconto che volete dare. Personalmente ho usato parecchio i diaframmi aperti (2.8, 4 o 5.6) perchè mi aiutavano ad isolare quello che volevo mostrare. Purtroppo non tutto è degno di nota, per cui dovrete valutare non tanto cosa includere nello scatto, ma soprattutto cosa togliere dall'inquadratura. Non è solo una questione di disturbi: ricordatevi che in monocromia avrete molti meno disturbi da colore tipo cartelli o simili, ma si tratta di ridurre gli elementi al minimo indispensabile per essere funzionali al vostro scatto. Se ce ne sono troppi ve ne accorgerete subito ed il mio consiglio è: piuttosto di uno scatto zeppo di elementi, fatene 2 con metà elementi per volta...bisogna solo aver fiducia nella propria capacità espressiva. Ah, ultima cosa: non temete se al primo colpo non portate a casa neanche uno scatto che vi ispiri, ci vuole tempo per allenarsi, specie quando si scatta in bianco e nero dove non bisogna ragionare "a colori", ma solo per contrasti e comunicatività della composizione. Sembra una stupidaggine, ma fidatevi, non è così!
 
 
Iniziamo con 3 grandi classici: accoppiata di gondole con riflesso, cartolina in sepia scattata dal ponte dell'Accademia sul Canal Grande e l'imperdibile artista di strada. L'ultima foto l'ho appositamente ammorbidita usando un tempo più lungo, per rendere la dinamica dei movimenti più accentuata. Era bravissimo questo ragazzo. Restando in tema di gondole, ecco un'altra interpretazione parecchio inflazionata:
La cornice naturale di una ringhiera da ponte, aiuta a focalizzare l'attenzione. Questa foto l'ho tenuta solamente per la luce che illuminava la gondola in mezzo, un po' di fortuna ogni tanto!
Sempre in tema gondole e classici: il bacino di San Marco con l'isola di San Giorgio sullo sfondo e la gondola attrattacata in attesa. Questa foto l'ho tenuta solo per lo straordinario effetto di tridimensionalità che il mio sensore (unito al 50ino) è riuscito a tirar fuori.
 
 
 
 
 
Concludiamo la carrellata con le foto un po' più "artistiche", quelle che mi piacciono di più. In assoluto posso dire che l'ultima, con le mani del disegnatore, è quella che più ha colpito, anche appena scattata. Di per se la foto era più larga, avendo un'ottica fissa non è detto che tu possa avvicinarti come vorresti ed inquadrare, ho dovuto ritagliarla in post produzione, ma avevo già in mente cosa volevo da questo scatto e l'ho ottenuto. Altra foto che mi piace particolarmente è quella della calle con la persona seduta in fondo, in silhouette. Sono scene che si incontrano spesso a Venezia, ma non sempre si ha la voglia di fermarsi ed osservare: spesso si passa dritti e si prosegue per il percorso turistico.
Le altre foto non le commento perchè mi piace lasciare ad ognuno la personale interpretazione a proprio gusto. Posso solo dire che, anche se non vi piace nessuna di queste foto, per me è stata una bella giornata, di ispirazione e che aiuta a creare consapevolezza, senza essere sempre ossessionati dall'attrezzatura e dall'ultimo modello di zoom.
Buona luce, in bianco e nero!

Bianco e nero forever

Come resistere allo stile retrò ed emozionale del bianco e nero? Difficile. Tutti gli appassionati di fotografia prima o poi vengono presi da questo demone. Non dico che torniamo a scattare come 50 anni fa, ma sicuramente il fatto di poter provare un viraggio in monocromia con un semplice click del mouse può contribuire a sviluppare il desiderio di portare a casa scatti del genere.
Facile? Difficile? Dipende, come in tutte le cose, ma il bianco e nero, come dico spesso a quelli che me lo chiedono, è una cosa che deve nascere da dentro: bisogna riuscire a "vedere" in bianco e nero, solo così si riuscirà a scattare delle fotografie ragionate per la monocromia, pensando ai contrasti, ai filtri colorati digitali, al risultato finale ancor prima di puntare la fotocamera.
Ammetto che non sia immediato, soprattutto per uno come me che non fa dei ritratti il suo genere preferito (genere dove il bn è molto diffuso): adattare il bianco e nero a foto di ogni tipo, non è mai troppo semplice, ma l'importante è provarci! Iniziamo con un po' di paesaggi: giusto qualche tempo fa ho avuto la fortuna di fare un giro dalle parti di Tarvisio (UD) ed ho avuto la doppia fortuna di fare una passeggiata presso i laghi di Fusine, un posto meraviglioso!!! Senza saperlo, ho beccato l'unico momento in tutta la giornata dove c'era questa luce:
 
Dopo aver scattato qualche foto cercando di sfruttare sia il riflesso in acqua che questo meraviglioso raggio luminoso, ho cercato di andare oltre ed ho visto, con la coda dell'occhio. una coppia che  si faceva selfie. Ad un certo punto lei si allontana, facendo esattamente il mio gioco e regalandomi la possibilità di sfruttare il fidanzato:
Il bianco e nero ha fatto il resto. Vi assicuro che a colori la foto non rende allo stesso modo: la monocromia è evocativa, da sensazioni di riflessione, silenzio, pace. Per entrambe queste foto ho utilizzato la plugin Silver Efex Pro 2 di Nik Software che, a mio giudizio, è quasi imbattibile per i viraggi. Come tipo di sviluppo ho aumentato la dinamica del file agendo sui mezzitoni e sulle ombre aumentando il contrasto ed il microcontrasto solo dopo aver tirato fuori i dettagli che volevo. Ultimo tocco, il filtro rosso digitale per il quale spendo due parole: con la pellicola si montava il filtro direttamente davanti all'ottica e si scattava una foto vedendo nel mirino un mondo colorato del colore del filtro scelto, per cui non era facile immaginare il risultato finale. L'effetto del filtro è molto semplice: schiarisce il colore scelto e scurisce il suo complementare. Nel caso in questione, il filtro ha schiarito le tonalità rosse dello scatto (molti mezzitoni dell'erba e della pelle umana hanno parti di rosso che vengono quindi esaltate) e scurisce le tonalità sul blu per cui si ottengono cieli praticamente neri e nuvole ancora più minacciose e drammatiche, con un contrasto molto spinto. Ovviamente con il digitale è molto semplice: un click, vedi il risultato e se non ti piace non fai altro che rimuoverlo, a pellicola ti attaccavi al tram. Ci torneremo su questo argomento perchè mi piacerebbe illustrarvi passo-passo uno di questi sviluppi così da dare un calcio d'inizio a chi magari non ha il coraggio di cimentarsi con la post produzione mirata al bianco e nero. A voi dico: provate lo stesso! Smanettate 5 minuti al giorno su una foto che, per voi, rende bene in BN e se volete, scrivete nei commenti o inserite link per vedere il risultato, se posso dare qualche dritta, sono sempre disponibile!
Ultima foto, tanto per terminare un po' il discorso paesaggio monocromatico:
Questa invece viene direttamente da dietro casa mia ed anche se è molto aiutata dai "soliti" raggi del sole, perde parecchio dell'impatto per via della mancanza di un punto di interesse forte. Il primo piano era assolutamente inguardabile per cui ho deciso di relegarlo oltre il limite della regola dei terzi, per dare tutto lo spazio al cielo. Questa scelta paga se ovviamente il cielo è iper interessante, ma in questo caso nuvole e raggi non bastano (a mio giudizio ovviamente!!), per cui la foto è appena sufficiente. Cosa vuol dire questo? Che non basta un bel cielo o una buona luce, ma bisogna sempre pensare a cosa si mette nello scatto, anche se poi molti dettagli finiranno nell'ombra del contrasto, tipico del BN. Non dimentichiamo mai che quando scattiamo cerchiamo di far arrivare un messaggio a chi guarda la foto. Riguardate le foto in alto e poi guardate questa, non ditemi che passa la stessa sensazione........c'è di che meditarci su!
Buona luce monocromatica!

A caccia di colori

Giusto l'altro giorno, mi sono imbattuto praticamente per caso, in un campo di girasoli (la funzione "evita autostrade" del navigatore è una manna!!). Ovviamente, non vivendo in Toscana, non posso pretendere di trovare distese infinite di pallini gialli, che si arrampicano su colline sinuose, ma devo dire che è stata una bella sorpresa. Ed allora, tolto l'approccio da paesaggista puro, con viste larghissime ed infinita profondità di campo, come li riprendiamo i nostri amici del sole? Vi propongo qualche approccio ravvicinato:
Partiamo dal classico dei classici. Composizione fatta praticamente solo con i colori. La difficoltà? L'esposizione che, con così tanto cielo, rischia di venire sbilanciata dalla troppa luminosità. Scegliete un compromesso (senza bruciare le alte luci, mi raccomando) ed eventualmente intervenite in post produzione alzando la luminosità dei colori.
 
Altri due approcci molto classici: la ravvicinata (questa volta eseguita con un 50mm invece che con il macro) e una ripresa da sotto. Nel primo caso ho voluto riempire il frame con una inquadratura da "sfondo di windows" che non è il massimo a dirla tutta, ma che con i petali tagliati mi piace abbastanza: sembra quasi una ripresa da studio con il lightbox dietro. La foto verticale invece è un'altra composizione che gioca molto dell'effetto sull'accostamento dei colori. La schiarita (e saturata) di verde e giallo fatta in post, appiattisce il contrasto generale, ma sottolinea bene lo scopo della foto a livello di colori.
 
Ultimi due scatti che propongo hanno due approcci completamente differenti: il primo è stato scattato per elaborarlo in post produzione. Sarebbe stato un altro grande classico piuttosto banale, ma sviluppandolo con l'applicazione di un bleach bypass, si ottiene un effetto molto spinto sui dettagli di primo piano ed una discreta "cattiveria" sul contrasto. Ovviamente è evidente l'intervento, per cui la foto risulta volutamente irreale. La seconda foto invece è mirata a "raccontare" qualcosa ovvero la storia di un girasole che si sta schiudendo sotto l'occhio vigile di un girasole già adulto. Il protagonista è ovviamente il "ragazzino giovane" per cui lo sfondo è stato sfocato per non entrare troppo nel racconto, ma resta ben visibile per via del colore vivace rispetto al primo piano. Anche in questo caso è stato usato un 50mm che, oltre a regalare una nitidezza fantastica, ha anche sfocato nell'esatto modo in cui avevo in mente di fare.
So di non aver aggiunto molto a quanto già si sapeva sugli scatti di questi bellissimi fiori, ma è anche ovvio che, tolti gli approcci classici, non resta poi molto da fare quando sei a lato strada, con un campo di girasoli che ti guarda alla tua stessa altezza. Devo ricordarmi di mettere in macchina una scala da 3 metri, così da essere sempre pronto per queste evenienze. Ironie a parte, anche se vedete posti o situazioni che possono sembrare banali, non rinunciate mai ad uno scatto: magari non sarà l'occasione della vostra vita, ma è pur sempre un buon esercizio quello di sforzarsi per comporre e provare a raccontare qualcosa di diverso su un soggetto inflazionato. Al massimo si cancellano le foto una volta viste al pc, ma resterà l'esperienza che il tentativo vi ha trasmesso!
Buona luce accaldata!!

Meno...è bello


Come promesso tempo fa oggi trattiamo l’argomento “minimal”. Di che cosa si tratta? Come suggerisce il nome, si tratta di foto con pochissimi elementi al loro interno, ma che spesso sono portatrici di grandi messaggi emozionali. Il genere è tutt’altro che facile (a mio parere) perché si appoggia ad uno dei pilastri della composizione che però, spesso e volentieri, viene automaticamente ignorato ovvero: “Cosa ESCLUDERE dall’inquadratura”. Solitamente siamo abituati a ragionare scegliendo cosa mettere nella nostra foto, mentre per questo genere, bisogna procedere con l’esatto inverso ovvero individuare un soggetto e pensare a questo come isolato e solitario e da lì partire per comporre. Ovviamente non basta solo scegliere il soggetto e svuotare l’inquadratura: per portare a casa uno scatto riuscito bisogna creare la giusta atmosfera attorno al soggetto, altrimenti diventerà una foto praticamente vuota, con poco spessore. Detta in termini più filosofici, si tratta di riempire il frame (ricordate la prima regola della composizione?) con il vuoto assoluto. Un bel casino eh? Si, ammetto che è un genere che mi affascina parecchio, proprio perché non è facile da eseguire, ma si può partire da quello che sappiamo fare e procedere per step. Iniziamo a guardare una scena, scattiamo una foto che ci piace, qualsiasi, anche piena di elementi, non importa. Osserviamo la foto e vediamo se al suo interno esiste una foto nella foto per poter isolare un soggetto o un singolo elemento. Proviamo a pensare a questo soggetto, ad esempio, immerso nella nebbia o fotografato con un tempo lunghissimo di scatto (vedi post precedenti) e forse potremmo aver trovato la chiave per la nostra prima foto minimalista. Qualche esempio forse aiuta:





Dalle foto si può facilmente capire che la nebbia aiuta moltissimo perché azzera naturalmente  (o quasi) le distrazioni di sfondi e altri particolari presenti sulla scena, ma non è detto che serva per forza uscire. Come potete vedere anche gestire la luce in maniera creativa e fotografare il bordo dei piatti, può avere dei risvolti minimalisti. Il tempo più lungo applicato allo scatto del pontile, invece, fa vedere come, agire sul tempo di posa, possa favorire questo genere anche se l’ostacolo più grande resta sempre la composizione. La foto dell’impronta sulla sabbia ben rappresenta di questa difficoltà: lo scatto di per se funziona abbastanza, ma non è proprio un minimal, perché ci sono 2 impronte nel frame e poi, altra cosa da notare, la sensazione minimalista è meno accentuata dalla presenza del colore che, mi dispiace dirlo, ma spesso poco si sposa con questo genere in quanto, da solo, riempie il frame o comunque aggiunge un altro elemento che può distrarre. Realizzare composizioni minimaliste a colori, che funzionano, è una bella sfida che può essere di stimolo per tutti, ma non aspettatevi risultati immediati. Come al solito l’esperienza e l’allenamento dell’occhio sono fondamentali per cui, se vi piace il genere, cercate il minimal in ogni situazione di scatto, il tempo vi darà le risposte, abbiate fiducia!
Buona luce, minimalista!

Foto cercate e foto ispirate

Stamattina ho condiviso un'opinione con un collega, relativamente ad una fotografia. Una frase, magari buttata lì, che in realtà mi ha molto colpito. La foto in questione è questa:
Niente che non sia già stato fotografato in un posto di mare, ma è il concetto che c'è dietro a farmi pensare. Mi è stato detto che è una foto "cercata" e non una foto "ispirata" e la cosa mi ha fatto riflettere: cosa si intende per una foto cercata? Direi che in questo caso, di tutto il posto dove mi trovato, l'unico soggetto appena appena appetibile, era questa vecchia barca "in secca" per cui non avevo scelta. Ho aspettato che le altre persone che passavano di là si levassero di torno e mi sono messo a cercare un'inquadratura che mi piacesse, con la diagonale, i terzi ecc ecc, le solite cose "standard" quando si cerca pulizia ed ordine compositivo. Molta pdc e via, già pensando alla conversione in bianco e nero con valorizzazione dei dettagli in ombra. Per carità, ho fatto foto peggiori, ma se mi fossi fermato un po' di più a pensare, avrei scattato qualcosa di diverso? Sembra una sorta di "pippa mentale" e molto probabilmente lo è, ma mi sto convincendo sempre di più che i grandi maestri della fotografia d'altri tempi avessero, oltre ad un innato talento assolutamente fuori discussione, un piccolo vantaggio rispetto a noi amanti della fotografia moderna: non esistevano gli zoom di qualità. Girare con una macchina fotografica equipaggiata del solo 50mm, non è la stessa cosa di girare con il 17-50 ed il 70-300 o con il 18-250 e compagnia bella. Il 50ino o qualunque altra ottica fissa vogliate montare, ti obbliga a riflettere su quello che stai scattando perchè quello che vedi nel mirino, non lo puoi cambiare se non muovendo le gambe ed anche in questo caso non è detto che l'inquadratura sia quella che avevi in testa. Per spiegarmi meglio: un'ottica fissa ti costringe a pensare a quello che stai facendo, non ti invoglia a metterti in posizione da qualsiasi punto e zoomare per creare la tua inquadratura. Questo lasso di tempo (che può durare da 1 secondo a parecchi minuti) ti consente di riflettere su quello che hai intorno e di osservare ancora più in profondità la scena, permettendoti di coglierne ogni aspetto. Sia chiaro, non sto dicendo che gli zoom sono la causa del mio mancato talento, figuriamoci: quello se ci fosse stato, sarebbe già uscito da tempo, ma sto riflettendo sul fatto che forse, provare a togliere gli zoom dal mio corredo lenti potrebbe aiutarmi a farmi "ispirare" da una scena piuttosto che cercare di rappresentarla alla meno peggio, sfruttando la comodità di una lente versatile e "veloce", che mi procura subito un'inquadratura più o meno azzeccata. La mia idea di fotografia è relax fisico e mentale: ci si prende tutto il tempo per pensare ed osservare, mentre i tempi moderni vorrebbero farci credere che scattare a raffica ti porterà di sicuro ad un risultato in maniera veloce e senza sforzo. Anche se l'atteggiamento si può cambiare utilizzando gli zoom, non si può negare che siamo un po' pigri di natura e quindi prima o poi cederemo di nuovo alla tentazione di ricominciare con la tecnica "veloce", secondo me l'essere umano ha bisogno di "costringersi" a fare le cose con calma...
Per ora il mio corredo di lenti fisse non è proprio scarso, ma neanche completo: un 24 f2.8, un 50 f1.8 ed un 90 f2.8. Montati sulla mia D7000 diventano difficilmente utilizzabili, ma il mio traguardo è sempre la full frame, per cui, una volta preso un 35mm dovrei aver coperto la maggior parte delle focali usate. Il 70-300 me lo terrò lo stesso, non si sa mai, ma conterei di farlo riempire di polvere. Una sfida? Può essere, ma io preferisco vederla come una presa di posizione a favore della fotografia rilassata e riflessiva.
Buona luce....riflessiva!

Tempi, aperture, iso...un passo avanti

Approfitto di un recente giro allo zoo per riprendere un discorso fatto più volte, ma che, a mio parere, può offrire uno spunto di riflessione. Come gestire le foto in cui l'elemento principale è il tempo di scatto ed in condizioni di luce variabile? Premetto che ho utilizzato un teleobiettivo 70-300. 
Partiamo dal settaggio della macchina, per cui:
  • modalità di scatto a priorità di tempi
  • lettura della luce medio pesata al centro (siamo pur semrpe allo zoo, per cui le vedute ampie non credo saranno possibili, tanto vale assicurarsi che il centro della nostra foto sia esposto bene visto che probabilmente conterrà l'animale ritratto)
  • iso variabile con limite range in base alla vostra attrezzatura (nel mio caso, la D7000 regge bene da 100 a 3200, oltre non è il caso di andare)
  • tempo di partenza 1/250 sec (per cui, tenendo conto che il teleobiettivo a 300 mm diventa un 450mm per via del fattore di crop, è essenziale che l'ottica incorpori uno stabilizzatore)
  • messa a fuoco continua su un punto a scelta del fotografo (e possibilmente azionata dal pulsante posteriore e non da quello di scatto, nda)
Settata la macchina possiamo iniziare ad andare a caccia (solo fotografica, mi raccomando!!) di immagini che non siano dei meri ritratti. E qui inizia il difficile, ma partiamo sempre dal presupposto che non ci troviamo ad un safari al tramonto per cui non pretendiamo delle immagine degne del National Geographic, cerchiamo di rimanere obiettivi anche con noi stessi. Molto probabilmente la luce sarà quella peggiore visto che gli orari degli zoo non sono particolarmente "photo friendly", per cui mettiamo in conto qualche ombra di troppo. Per quanto riguarda la composizione il consiglio migliore che mi viene è di cercare l'interazione tra gli animali, anche se non è per nulla semplice, soprattutto in cattività. Il ritratto "impagliato" può anche essere carino, ma fatto una volta, il rischio è di ritrovarsi per le mani una serie di foto da catalogo amatoriale, per cui proviamo ad andare oltre. Se l'interazione tra animali non è possibile, pensiamo in piccolo, i particolari anche se qui la fortuna gioca un ruolo fondamentale nel senso che per isolare un particolare, l'animale deve trovarsi abbastanza vicino al vetro/rete per permetterci di riempire il frame. A questo proposito ho alcuni esempi da mostrarvi:
 
Questi scatti mi fanno venire in mente un'altra piccola dritta: se impostiamo un tempo di 1/250 o più veloce, la fotocamera probabilmente imposterà l'apertura massima della vostra ottica e regolerà la iso per non aggiungere troppo rumore. Si sa che purtroppo le ottiche, soprattutto se non professionali, a tutta apertura non rendono proprio al massimo, per cui vi suggerisco di valutare anche l'effettiva lunghezza focale che state usando: se con 1/250 + stabilizzatore, si riesce a scattare a 300mm senza problemi, beh, a questo punto se l'animale si avvicina, la focale diminuisce e non c'è un'azione frenetica da congelare, provate ad abbassare il tempo di scatto, magari riuscirete a guadagnare qualcosa in termini di stop di diaframma o di iso migliorando la qualità generale dello scatto. Ricordatevi che, se vi va bene, state scattando attraverso un vetro appena pulito, ma se siete particolarmente sfortunati, il vetro sarà graffiato o sporto oppure avrete una meravigliosa rete metallica da far sparire a suon di messa a fuoco selettiva. Cerchiamo quindi di mettere nelle migliori condizioni possibili sia la fotocamera che l'ottica per ottenere, almeno tecnicamente, la foto migliore che si può.
Tanto per dirvi come ho ragionato: la prima e la terza foto sono realizzate con focale rispettivamente di 220 e 300mm e visto che la iso non si alzava molto e che lo sfocato lo volevo più evidente possibile, ho accellerato il tempo di scatto fino a 1/400 ottenendo apertura generosa di diaframma e iso da 100 a 140 per cui totalmente priva di rumore. La foto al centro invece è stata un tentativo fortunato in quanto, prima di uscire, ho montato il 90mm macro che notoriamente non è un fulmine a mettere a fuoco, in più mi trovavo a scattare a mano libera con un ginocchio a terra, circondato da bambini schiamazzanti e con il "micione" che si è avvicinato per miracolo al vetro prima di piantare una sbadigliata da cinema. Per non cannare ho puntato il tempo a 1/640 e quindi ho pagato una iso di 1600 che tutto sommato ha retto anche bene alla post produzione. Questa spiegazione serve soprattutto per far capire che ogni situazione va valutata sul posto, a seconda dell'ora in cui scattate, della luce disponibile e dell'attrezzatura di cui disponete. Ovvio che se andate a fotografare con una D4 e un 70-200 f2.8 professionale, non vi farete certo problemi di nitidezza e noise, ma parliamo sempre di "noi umani" !!
Riguardo la composizione vi porto questi esempi:


Queste tre foto sono completamente diverse, ma l'approccio è il medesimo: uno scatto che non sia un mero ritratto. Ammetto che sia i fenicotteri che le giraffe non sono originalissimi, ma nei fenicotteri ho cercato un taglio compositivo diagonale in modo da gestire il casino della composizione molto piena, mentre per le giraffe ho cercato di introdurre un aspetto grafico con le due linee divergenti dei colli e la posizione della testa il più possibile all'intersezione dei terzi. L'ultima foto invece, secondo me, era l'unica che avesse un attimo di originalità rispetto a tutti gli altri scatti che questa simpatica scimmietta si faceva fare. Un altro tentativo con lo stesso soggetto è questo:
La cornice creata dal braccio di un altro fotografo è servita per concentrare l'attenzione sull'animale ed il cigno ha un po' riempito il vuoto alle spalle. Purtroppo la distanza era considerevole per cui riuscire ad avere l'attenzione calamitata sulla scimmia è davvero difficile, se poi ci aggiungiamo anche le persone sullo sfondo insieme alla giraffa, il disturbo è completato, ma ricordiamoci sempre dove stiamo fotografando: non siamo nella savana per cui cerchiamo di non fare troppo gli schizzinosi ed usiamo queste occasioni per allenarci in vista di un futuro viaggio in quei meravigliosi posti dove gli animali vivono liberi....magari dopo aver fatto un bel po' di salvadanaio....
Buona luce!!


Silhouette e tempi lunghi

Si sa che il tramonto (cosi come l'alba) offre una luce ideale per le fotografie, ma al di là dei consueti paesaggi, come cercare di valorizzare questi momenti della giornata? Sia chiaro che il paesaggio è uno dei generi che preferisco perchè devi riflettere prima di scattare e devi preparare lo scatto e l'attrezzatura con tutta la tranquillità del mondo, per cui amici paesaggisti, non sentitevi offesi da questo post. Si tratta solamente di qualche alternativa, neanche troppo originale a dirla tutta ;-).
Sabato scorso ho avuto l'occasione di riprovare a scattare con questa luce favorevole e la prima cosa a cui ho pensato sono state le silhouette tipo queste:


Sono tutti scatti facili da realizzare, ma che possono dare molta soddisfazione. Il gabbiano in alto è stato ripreso quasi di fortuna perchè con il tele puntato mi sono visto abbagliare dal sole ed ho scattato pregando che il pennuto finisse nell'inquadratura, per cui un po' di fortuna c'è stata. La seconda foto è la vera silhouette ripresa attraverso gli alberi delle barche a vela, mentre l'ultima foto è più orientata al pesaggio vero e proprio anche se comprende l'elemento di silhouette, un po' un misto dai. Come si realizza una foto come la seconda? E' piuttosto semplice ovvero si legge l'esposizione su una porzione di cielo che non comprenda il sole, si blocca l'esposizione (o la si imposta manualmente...) e si ricompone curando la messa a fuoco sul soggetto principale dello scatto. Il risultato sarà identico a quello che vedete. Per quanto riguarda l'ultima foto in basso il procedimento è più o meno lo stesso anche se, e qui i paesaggisti sorridono già, è stato usato un filtro a lastrina di tipo GND ovvero graduale a denstià neutra che serve per scurire solo una parte della foto (in questo caso il cielo). Per cui per ottenere un'esposizione più o meno bilanciata, si deve leggere la luce in un punto del primo piano e poi coprire parzialmente la lente con questo filtro per bilanciare l'alta luminosità del cielo. Per questo scatto ho puntato all'acqua che era già un po' illuminata ed così ho combinato paesaggistica e silhouette. Il pescatore poi ha completato l'opera. C'è da dire una cosa però: la composizione poteva essere migliore nel senso che l'orizzonte è quasi posizionato sulla testa del pescatore che rischia quindi di confondersi, mentre, ad esempio, nella foto subito sopra, si nota che l'orizzonte è molto più basso delle figure umane che così spiccano di brutto. E' ovvio che questi particolari si devono valutare anche in base a cosa si vede al momento. Per sistemare la composizione avrei dovuto riprendere più dal basso, "alzando" il pescatore rispetto all'orizzonte, ma così facendo, oltre a finire in acqua, avrei portato l'orizzonte stesso quasi a livello dell'inizio delle rocce, facendo confondere il tutto ed ottenendo sì una composizione più corretta, ma sostanzialmente una foto diversa perchè sarei stato costretto a stringere di più l'inquadratura.
L'ultimo esempio che porto è una classica paesaggistica:
Rispetto alla foto precedente, la ripresa è più ampia ed il tempo usato è decisamente più lento per carcare di lisciare l'acqua il più possibile. L'esposizione è stata calcolata come per la foto precedente, con una lettura sull'acqua e l'ausilio di un filtro GND. Anche qui l'orizzonte rompe un po' l'anima perchè l'alternativa potrebbe essere una ripresa più elevata per inserire un po' di acqua tra le rocce e l'orizzonte, ma cambiando completamente la prospettiva ed il senso di profondità. Diciamo che il posto questo offriva e che ogni approccio avrebbe qualcosa con cui fare i conti, è la bellezza del paesaggio, non lo puoi controllare, ma semplicemente devi cercare di riprenderlo nel miglior modo possibile, facendo del tuo meglio. In questo caso gli unici protagonisti sono i colori, complice anche il tempo lungo, l'acqua si è dipinta come il cielo ed ha aiutato, pur non avendo un soggetto forte in primo piano ad aiutare la profondità. Ultima nota tecnica per questo scatto: per compensare il tempo lungo ho dovuto usare, oltre ad un diaframma chiuso su f29, un filtro ND da 3 stop, un polarizzatore da 1,5 stop ed il filtro a lastrina da altri 3 stop solo sul cielo......per come la vedo io, è già un miracolo che non sia apparsa la vignettatura !!!!
Buona luce, al tramonto.

Neve, ma non solo

In questi giorni di "vacanza" per l'Epifania, ho avuto la fortuna di poter girare vicino a casa trovando addirittura la neve e, soprattutto, senza il marasma di persone che sciano, tipico di questo periodo. Essendo un posto già visitato ho pensato di andare un po' oltre e mi sono "costretto" ad osservare attraverso il mio fido 50mm. Sulla mia D7000, questa ottica divente un 75mm per cui l'inquadratura è un po' strettina e quindi bisogna muovere il sedere avanti e indietro per cercare l'inquadratura, ma soprattutto, bisogna osservare prima e pensare alla foto che vogliamo scattare. La foto migliore che ho realizzato, a mio giudizio, è stata questa:
In effetti se uno ci pensa, una foto così ha poco a che fare con la neve, anche se lo sfondo imbiancato ha il suo perchè. Scatti come questo si possono realizzare anche in piena estate, non c'è che dire, ma non è tanto questo il punto dove voglio focalizzare l'attenzione, quanto il fatto che è stato uno scatto pensato e "visto" proprio perchè costretto dall'obiettivo scelto. Un collega mi ha detto che questo è un approccio molto più artistico che tecnico, ma secondo me è solamente una questione di esperienza ovvero: "dopo che hai esaurito i grandi classici che si possono scattare in un luogo, cerchi qualcosa di nuovo e completamente diverso". Forse è un po' riduttivo come riassunto, ma penso che uno scatto come questo potrebbe farlo chiunque abbia voglia di perdere più di 5 minuti in un posto, stando fermo ad osservare invece che scattare a raffica. Ci sono scatti per cui la tecnica passa in secondo piano, ma secondo me è difficile abbandonare del tutto il lato tecnico di una fotografia. In questo caso, se non avessi scattato con diaframma 1.8, la profondità di campo sarebbe stata decisamente più ampia rovinando l'effetto di isolamento del particolare dell'altalena e rendendo più leggibile anche lo sfondo incasinato che c'è dietro. Per cui sicuramente l'approccio visivo è importante e fondamentale anche se non aspiriamo a fare foto puramente artistiche, ma bisogna anche ricordarsi di come si fa per ottenere un certo risultato. Ovvio che per scattare una foto come questa:
la tecnica passa in secondo piano, ma per sfumare il movimento della persona che stava arrivando, in modo da contrapporlo alla staticità della signora seduta senza la scarpa, ho optato per un tempo di scatto di 1/30sec con focale di 50mm per cui a rischio mosso generale. Il mosso che ne è uscito sicuramente toglie nitidezza allo scatto, ma a differenza di quello delle altalene, in questo scatto la nitidezza non è fondamentale come il contesto e la situazione in se. In questo caso la tecnica serve, ma relativamente per cui l'approccio è quasi da "punta e scatta".
In buona sostanza, è sempre meglio sapere che cosa si sta facendo, anche se poi non usiamo tutte le nostre competenze, un approccio "a caso" è parecchio rischioso e quando sei in viaggio da qualche parte del mondo e non dietro casa, non so se tutti siamo disposti a perdere degli scatti solo perchè non ci ricordiamo come si fa a sfocare lo sfondo o a cogliere il movimento. Per cui studiate si, ma pensate anche agli scatti che fate e, soprattutto, quando vi sentite annoiati da un posto o dalle vostre foto, provate con un 50mm, costano niente e sono di qualità elevatissima e, soprattutto, costringono ad osservare in maniera diversa cose già viste!!
Buona luce!


Profondità di campo

In questi giorni, dopo aver visto qualche foto del recente viaggio in Irlanda, mi è stato chiesto come si fa per avere "tutto nitido". E' una buona occasione per parlare ancora di profondità di campo. Innanzitutto premettiamo che il concetto di tutto nitido è sempre relativo. La messa a fuoco riguarda sempre e solo un piano focale, tutto il resto è una sensazione di nitido aiutata da diversi fattori. Partiamo da una foto di esempio:
Questa foto ha una notevole profondità di campo ed è stata ottenuta scattando con un diaframma molto chiuso (f16). Ovviamente le condizioni di luce devono permettere l'uso di un diaframma chiuso, altrimenti bisogna ricorrere al treppiede ecc. Oltre a chiudere il diaframma ci sono altri due piccoli accorgimenti che si possono prendere: il primo riguarda il punto di messa a fuoco. Non ripeto quello che ho già detto quando abbiamo parlato di iperfocale (andate a vedere il post relativo), ma sottolineo solo che mettere a fuoco più o meno su un terzo della scena ripresa (nell'esempio qui sopra più o meno dopo la prima curva del fiumiciattolo) può garantire molta più profondità di campo. Il secondo accorgimento, che molti troveranno "divertente", è di tipo compositivo: utilizzare delle diagonali e delle linee che portano verso il fondo dell'inquadratura aiuta ad entrare nella foto e la testa dell'osservatore fa il resto. Ricordate che vediamo sempre ciò che vogliamo vedere, quindi valutate queste cose al momento di comporre, tutto aiuta!
Ultima cosa riguardo la pdc: se volete avere moltissima profondità senza troppi patemi d'animo, utilizzate macchine fotografiche bridge (ad esempio) o comunque dotate di sensore più piccolo rispetto alle aps-c o full frame perchè più piccolo è il sensore e più pdc restituirà la foto scattata.
A seguito qualche altro scatto "Irish":



Buona luce!


Il fascino del Low Key

Della serie "prepariamoci al periodo invernale" ecco qui ancora qualche parola sugli scatti che forse è più facile fare in casa: i low key. Come suggerisce il nome si tratta di fotografie dall'aria un po' cupa, in chiavi basse appunto, dove sono dominanti le ombre con pochi punti illuminati ed dove il messaggio viene veicolato solo con la gestione del contrasto. Molte foto di questo genere sono poi virate in bianco e nero per la grande capacità comunicativa di questo sviluppo e perchè, diciamocelo francamente, in bianco e nero anche le ombre meno scure, diventano tutte belle nere!! Che illuminaizone bisogna utilizzare? Le fonti di luce possono essere le più disparate: una finestra, una lampada da tavolo, una torcia elettrica, un faretto da still life, una candela tea light (si, quelle che compri a pacchi da 100 all'Ikea!!)...ogni cosa che emetta luce va bene per il nostro scopo. La cosa importante è utilizzare 1 sola fonte di luce direzionata in modo deciso verso un punto o una direzione. Non illuminate i soggetti come se doveste contestualizzarli, ricordatevi che si gioca tutto su luci ed ombre. Ecco un esempio:
Questo bocciolo di rosa stava appassendo e l'ho tagliato per buttarlo, ma prima ho voluto "ringraziarlo" per il servizio reso, scattandogli questa foto un po' triste, ma che ben rappresenta l'epilogo di un fiore. La composizione è semplicissima come si può vedere: ho appoggiato il bocciolo al tavolo della cucina, ho piazzato una torcia elettrica (di quelle da 1 euro che si prendono dai cinesi) a sinistra e l'ho puntata da una distanza di 1,5metri (per non avere un fascio di luce troppo forte) direttamente al centro. Ho esposto leggendo la luce in modalità spot su un punto luminoso ed il risultato è stato che tutto il resto della scena è sprofondato nel nero più assoluto. C'è da dire che prima di esporre, ho socchiuso le imposte così da creare ancora più stacco tra la parte illuminata e quella in ombra. Successivamente ho convertito il tutto in bn con un aumento del contrasto e un po' di sharpening per favorire anche il crescere del rumore che nei B/N fa sempre figo. In questo caso ho utilizzato una sensibilità ISO a 1600 per avere già un po' di rumore di partenza così da non doverne aggiungere in maniera digitale e passare meno tempo al pc. Ricordate quando in uno dei primi post si parlava di iso? Il rumore è molto più visibile nelle zone omogenee della foto e se sono in ombra si nota ancora di più: questo può essere usato a nostro vantaggio in una successiva conversione in bianco e nero anche se, ad onor del vero, il noise generato dal sensore è meno raffinato della vecchia grana prodotta dalla pellicola, ma non stiamo a puntualizzare su queste cose ;-).
Tornando alla foto di esempio, con il senno di poi avrei potuto osare anche qualcosa di più in termini di luce dura, avvicinando la torcia al soggetto, ma tutto sommato sono soddisfatto perchè la posizione laterale della fonte di illuminazione ha prodotto ombre diagonali che danno spessore al soggetto. Un esempio (meno fortunato) di low key a colori potrebbe essere questo:
In questo caso ho utilizzato la luce naturale di una finestra e si nota parecchio perchè la luce è molto più diffusa rispetto alla foto in bianco e nero e quindi la realizzazione dell'effetto è stata più complicata. In post produzione, lo ammetto, ho scurito ancora di più la parte a sinistra dei fiori dove era visibile qualche particolare del muro di casa. Questa foto inoltre trasmette molta meno emotività dell'altra (almeno secondo me) e quindi posso dire che è un esperimento fallito per quanto riguarda la tecnica low key. Tutto questo giro di parole per dire semplicemente che nonostante la relativa facilità di preparazione per ottenere effetti low key, non è sempre immediato il messaggio emotivo che si riesce a trasmettere, la difficoltà è proprio in questo! Bisogna usare una composizione pulita e minimale con una gestione della luce appropriata, solo così si trasmetterà emozione!
Provare per credere!
Buona luce!