Fotografia e viaggi: Sudafrica (post amministrativo)

Eccoci qua, pronti con una nuova accoppiata di post relativi all'ultimo viaggio fatto. Questa volta la destinazione è il Sudafrica, scritto tutto attaccato dato che la dicitura "Sud Africa", per quanto comunemente riconosciuta e tollerata, indica una regione geografica generica e non uno Stato. Sopportato questo eccesso di pignoleria descrittiva, passiamo all'argomento interessante ovvero il riassunto amministrativo di questo viaggio, che sicuramente sarà più utile a chi è interessato a questa meta.

Iniziamo con la durata: 10 giorni (al lordo dei voli), che riducono il tempo reale a circa 8 giorni, ma questo argomento sarà oggetto di analisi approfondita più avanti nel post. Inziamo con il Tour Operator che è Quality Group, sottosezione Diamante. Costo del cucuzzaro circa 5k a testa (non proprio un regalo per 10 giorni, ma dopotutto il viaggio è uno di quelli "importanti"). Ovviamente il tutto con l'assistenza costante della nostra fedelissima agenzia Hamearis Tour di Roncade (TV), che non ci ha fatto mancare nulla, nemmeno il supporto morale con il ritardo del volo di rientro 😁

VOLI: di linea ed inizialmente previsti con Emirates e scalo a Dubai. Per ovvi motivi, sono stati modificati poco prima della partenza, optando per una tratta meno avventurosa ovvero Venezia - Zurigo + Zurigo - Johannesburg all'andata. Stesso giro, ma con partenza da Cape Town al ritorno. Compagnia Swiss Air. All'andata assolutamente nessun problema, al ritorno l'aereo da Cape Town è partito con 1 ora e 40 minuti di ritardo (per motivi "tecnici" sul volo che arrivava da Zurigo, ci hanno detto) e, durante il volo, si sono accumulati altri 20 minuti di ritardo (cosa che tutt'ora mi lascia stupito). Risultato: galoppo più sfrenato a Zurigo, per non perdere la coincidenza per Venezia (un "+" ai controlli bagaglio/passaporti della Svizzera, che sono fulminei!!!) e valigia non trasferita da un volo all'altro. Il tutto si è concluso con un giro supplementare in aeroporto a Venezia, per recuperare il bagaglio, il giorno successivo. Sedili abbastanza comodi, cibo più che dignitoso e servizi a bordo di buona qualità, nulla da dire se non sul mancato tentativo di recupero del ritardo al ritorno: si sa che le regole del traffico aereo hanno un Dio per conto loro, quindi è anche poco utile approfondire di più.

STRUTTURE: di ottima qualità, soprattutto il lodge all'interno del parco Kruger. Abbiamo optato per una formula "glamping" e quindi abbiamo alloggiato in una tenda delle dimensioni del Veneto, con tutti i comfort possibili ed immaginabili (compresa la pompa di calore, utilissima nelle fredde notti autunnali di questo periodo). L'albergo di Johannesburg buono e confortevole, così come quello a Cape Town (AC Marriott) che disponeva anche di una navetta di andata e ritorno verso il Waterfront (la zona più turistica e più frequentata della città).

CIBO: ottimo. Ovunque si è mangiato benissimo! L'arte culinaria sudafricana comprende vari piatti che vanno da quelli più "tribali" (tipo il Chakalaka) a pietanze con il curry di tutti i tipi e le immancabili grigliate di carne o pesce. Tutto davvero buono e molto abbondante, anche troppo. In pratica, soprattutto i giorni al Kruger, siamo stati messi all'ingrasso!

PROGRAMMA DI VIAGGIO: si divide in due blocchi. Il primo a Nord, all'interno del parco Kruger e caratterizzato da safari a tutte le ore (spesso con partenze all'alba). Il secondo blocco è a Cape Town, dove si visita tutto quello che si può trovare nei pressi della città: dal Capo di Buona Speranza, a Cape Point, fino alla spiaggia di Boulder, con la sua colonia di pinguini (assolutamente imperdibili). In mezzo ai due blocchi ci sono dei passaggi su strade panoramiche e la visita alla zona del Blyde River Canyon, che non si può assolutamente perdere se si va in Sudafrica.

Fin qui ho fatto un riassunto stringato di tutte le cose positive che abbiamo vissuto, ma devo dire che ci sono anche dei lati meno gradevoli e che è giusto elencare, per onestà intellettuale.

Iniziamo proprio con il programma di viaggio: così come l'ho messa giù qua sopra, sembra perfetto ed in parte lo è, ma abbiamo riscontrato troppi tempi morti tra una cosa ed un'altra. Quality Group ci ha forse abituato troppo bene, ma solitamente i viaggi con questo Tour Operator, sono zeppi di attività che alla fine speri di avere un po' di tempo per fermarti un attimo. In questo caso è stato l'opposto. Alcuni esempi: il primo giorno a Johannesburg siamo arrivati in hotel alle 09:30 e fino al giorno dopo non avevamo attività pianificate. Questo si è tradotto in un giro al centro commerciale adiacente all'albergo e niente più, fino a sera. Avevamo alcune opzioni per qualche uscita aggiuntiva, ma con dei costi assolutamente fuori mercato (roba tipo 300 euro a testa da sommare alla cifra già spesa). In più Johannesburg non è proprio la città più sicura al mondo e quindi non è il caso di girare sventolando reflex o altre cose di valore. Altro esempio, nei giorni al Kruger: un pomeriggio siamo rientrati alle 15 al lodge (mentre dovevamo rientrare nel tardo pomeriggio) e ci siamo fatti due balle così in giro per la struttura che, per forza di cose, non offre nulla. L'ultimo giorno al Kruger poi siamo usciti per un safari mattutino (partenza alle 6) ed il rientro era previsto per le 9. Peccato che dalle 9 all'ora di pranzo poi non ci fosse nulla in programma e che dopo pranzo dovevamo prendere l'aereo per andare a Cape Town. Abbiamo insistito con la ranger che ci accompagnava, per rientrare almeno alle 9:30, così da impegnare un po' di più la mattinata. A Cape Town avevamo una intera giornata libera e ci siamo organizzati con i pullman turistici (quelli rossi, aperti in alto) e con i biglietti per la Table Mountain già pre-acquistati dall'Italia, in modo da guadagnare tempo, ovviamente con costo aggiuntivo e se si pensa a quanto già speso, è facile fare 1 + 1. L'ultimo giorno avevamo il volo di rientro che partiva di sera e, fino alle 19 non ci si muoveva da Cape Town. Siamo stati tutto il giorno al Waterfront: è un posto carino, vivace e pieno di cose da vedere e di negozi interessanti, ma una giornata intera è decisamente esagerata. Alla fine dei giochi, in aeroporto ci siamo arrivati già stanchi, ma senza fare nulla di particolare. In sostanza il problema non è tanto il programma di viaggio in se, ma tutti questi tempi morti, che riducono i giorni con attività "reali" a circa la metà di quelli previsti, con buona pace del rapporto qualità/prezzo. Questa cosa va contestualizzata con il fatto che, per questo tour, sono previsti massimo 18 partecipanti ed in questo caso eravamo solo in 2 (altro viaggio privato in pratica...😁). Con 18 persone, è facile che gli operativi voli arrivino agli orari più strampalati: è normale avere dei tempi piuttosto dilatati. In altri viaggi però, sempre con lo stesso Tour Operator, abbiamo visto indicazioni tipo "Questa attività si farà se il vostro operativo voli lo permette" e probabilmente per questo tour sarebbe il caso di attivare questa opzione in modo da venire incontro a chi, come noi, ha avuto i "voli fortunati" (prima volta che succede, tra l'altro...che culo!).

Altro aspetto non del tutto positivo è la sicurezza delle città: in generale le metropoli di tutto il mondo non brillano per sicurezza estrema (nemmeno molte città medio piccole italiane, se è per questo...), ma le città sudafricane sono, purtroppo, abbastanza famose per essere afflitte da questo problema. Se per Johannesburg ho già detto sopra, Cape Town, per quanto in modo diverso, rappresenta un secondo esempio di città dove tenere gli occhi sempre aperti e ne parlo con un caso pratico: il giorno libero di cui ho parlato sopra ci ha permesso di usare il bus turistico (QUI il link per info e prenotazioni in varie città del mondo) e di salire sulla Table Mountain, una delle "nuove 7 meraviglie naturali del mondo". Al ritorno, sempre usando il bus, ci siamo fermati a Bo-Kaap: il quartiere con le famose casette colorate. Si tratta di un posto molto turistico ed erano presenti diversi gruppi, il che aumenta assolutamente la sicurezza del luogo. Quando però abbiamo deciso di tornare verso l'albergo a piedi (900 metri, non 200 km!!), ci siamo sentiti osservati lungo tutto il tragitto e non è stata una bella sensazione, devo essere onesto. Per la precisione, erano le 14:30 del pomeriggio, un orario che tutto suggerisce tranne che qualche rischio per la sicurezza e la strada percorsa era una delle arterie "turistiche" principali! In sostanza, ci hanno spiegato che, il centro di Cape Town è formato solo da uffici e negozi che, alle 17:30, chiudono i battenti. Da quel momento in poi non c'è un'anima in giro e quindi è caldamente consigliato il rientro in hotel entro quell'ora. Questa cosa non vale per il Waterfront ovvero la parte più turistica della città: come dicevo sopra, si tratta di un mini villaggio commerciale con ristoranti e negozietti, aperti fino a tardi e molto sicuro. Il problema, eventualmente, è rientrare nei vari hotel dopo una certa ora e, se non puoi usufruire di navette gratuite (come quella del nostro albergo), è consigliabile usare Uber o chiamare un Taxi. Lascio a voi ogni valutazione del caso.

Ultima considerazione sul parco Kruger: si tratta di un parco nazionale che ha l'estensione dello stato di Israele e che, recentemente, ha aperto anche i confini a nord verso il Mozambico. Questo ha ulteriormente esteso la superficie, a parità di animali presenti. La matematica dice che così si ottiene una densità di popolazione inferiore e la cosa si manifesta nella difficoltà nel trovare animali in giro. Uno dei safari fatti, della durata di una giornata intera, ci ha tenuto sulla strada per 300 km abbondanti con pochissimi avvistamenti. Per carità, si sa bene che nei safari serve anche una buona dose di fortuna, ma onestamente si potrebbe anche optare per fare dei safari misti tra il parco ed alcune delle riserve adiacenti ad esso, che hanno una concentrazione maggiore di animali. Prima che qualcuno si preoccupi troppo, queste riserve non sono "di caccia" o roba simile, ma di conservazione ed hanno estensioni che arrivano anche a 300kmq e più. Ho voluto citare la cosa perchè i permessi per girare nel parco (e dormirci dentro, nel nostro caso), sono abbastanza salati ed influiscono sul costo totale del viaggio, ma se poi per una giornata intera non vedi nulla in giro, l'attività rischia di diventare molto meno interessante.

CURIOSITA' VARIE: ovviamente ci sono anche tante cose positive da dire. Prima fra tutti è che in Sudafrica, l'acqua è potabile ovunque. O meglio, la maggior parte delle strutture ha l'acqua potabile, salvo che non sia espressamente indicato. Noi ci siamo arrivati automaticamente perchè nelle stanze d'albergo non c'erano le consuete bottiglie d'acqua per lavarsi i denti. Abbiamo chiesto alla guida che ci ha confermato la cosa. Altra curiosità è che il Diamante ha contribuito alla costruzione ed al mantenimento di una scuola nei pressi del parco Kruger. Questa scuola è visitabile e si possono portare anche materiali di cancelleria, in modo da aiutare questi bambini. Inutile dire che si tratta di una esperienza assolutamente da fare. Altra cosa "divertente" è stata un'escursione sui tavoli di un ristorante, da parte di un babbuino che girava intorno al locale: appena ha sentito l'odore delle patatine fritte è arrivato di gran carriera ed ha monopolizzato l'uso del tavolo, mangiando a sbafo come se non ci fosse un domani. Trattandosi di un maschio adulto (e dotato di un paio di denti di tutto rispetto), abbiamo semplicemente lasciato che facesse quello che voleva per poi tentare di allontanarlo il prima possibile. Esperienza che potrebbe spaventare qualcuno, ma io l'ho trovata decisamente divertente!!

CONCLUSIONI: a chi è consigliato un viaggio come questo? A chi non ha mai visto l'Africa e vuole vedere un po' di tutto. Attenzione però, se vi aspettate zone rurali con capanne e fuocherelli o strade polverose zeppe di buche ecc, resterete delusi. I villaggi, anche quelli più piccoli, sono formati da case in muratura, grezze, ma pur sempre in muratura e con la corrente elettrica. Le persone stanno mediamente bene (salvo alcune situazioni periferiche delle metropoli) e questo discosta il Sudafrica da molti altri Stati africani, anche limitrofi. E' consigliato a chi vuole vedere Cape Town che, con tutti i problemi sopra elencati, resta comunque una bella città, con una costiera invidiabile ed uno sfondo davvero d'eccezione (di sera, la Table Mountain è pure illuminata in modo sapiente, bellissima!). A chi altro consigliare questo viaggio? A chi fa maratone e vuole partecipare a quella di Cape Town: la "fortuna" ha voluto che beccassimo proprio il giorno della maratona per il nostro tour, con buona pace dell'autista. A chi invece non consiglierei questo viaggio? A chi ha già visto l'Africa più vera (ad esempio la Namibia o il Madagascar, come noi) e cerca quell'atmosfera particolare o la sensazione di essere circondati da animali a tutte le ore del giorno e della notte. Se sono queste le vostre ambizioni orientatevi verso altre destinazioni.

Ho scritto anche troppo, quindi a presto con il post "fotografico" e, per ora, buona luce dall'emisfero sud!

Fujifilm 55-200 XF f3.5/4.8 Lm Ois + Fuji X-S20 impressioni aggiornate

Con colpevole ritardo rispetto a quanto avevo inizialmente previsto, sono a parlare di questo tele che, di fatto, completa il mio kit da viaggio "leggero".

Le motivazioni che mi hanno spinto verso il downgrade al sensore Aps-C e, nello specifico, al brand Fuji, le ho già spiegate in precedenza in altri post, ma, riassumendo: mi serviva un kit con zoom standard e tele associati ad una macchina che potesse girare anche video di qualità accettabile. Il tutto con un peso ridotto al massimo senza cedere troppo sulla qualità e senza spendere 20.000 euro!

Tornando in topic, l'ottica di cui parlo è questa:

Si tratta dell'equivalente 70-300 per FF (circa) e che va a sostituire quello che usavo in precedenza con la D750 (Tamron SP 70-300 f4.5/5.6 VR). Premetto che non ho fatto tutte queste prove tecniche specifiche per un motivo abbastanza semplice: rispetto al Tammy che avevo prima, di sicuro ci guadagno almeno 1/3 di stop di luminosità, ma, soprattutto, quelle iene di Juza (solitamente piuttosto criticoni), l'hanno descritto come un buon obiettivo. Ho avuto inoltre anche dei feedback di persona da altri appassionati come me, che lo usano regolarmente: tutti ne dicono un gran bene, soprattutto in relazione al peso (580gr).
Ma come si comporta questa ottica sul lato pratico? Come ho detto non ho fatto test specifici, ma mi sono dedicato un pomeriggio in giro a far foto e posso dire che lavora più o meno come mi aspettavo (le foto sono in fondo a questo post). 
Le mie impressioni sono queste:
  1. Autofocus: veloce (simile alla maf ultrasonica del Tammy) e silenzioso aiutato molto anche dalla X-S20 che, a conti fatti, sbaglia davvero pochi colpi; PROMOSSO
  2. Deriva zoom bella visibile: per ora camminando con la macchina a penzoloni non scivola fuori, ma la leggerezza di questo movimento mi suggerisce che tra un po' di tempo potrebbe avere lo stesso problema che aveva il Tamron; RIVEDIBILE
  3. Stabilizzatore molto efficiente: ho fatto qualche prova a tutto zoom, con tempi di 1/30 sec e la combinazione Ois + Ibis fa il suo sporco lavoro, come mi aspettavo. In tutta onestà, se dovete garantire un risultato a qualcuno, non affidatevi solo a queste cose, ma accendete il cervello prima di scattare!! PROMOSSO
  4. Qualità d'immagine: buona nel complesso. Colori abbastanza fedeli, contrasto decisamente migliore del Tammy e buona gestione dell'aberrazione cromatica, anche se qui interviene di sicuro il corpo macchina che, per quanto si possa settare "flat", si sa che i firmware di Fuji hanno la manina un po' più pesante di altri, anche se scatti in raw; PROMOSSO
  5. Ingombro: molto contenuto. Sta comodamente in un marsupio qualsiasi e soddisfa le mie più perverse esigenze di spazio (motivo per cui l'ho scelto). Il peso lo senti perchè arriviamo a circa 1kg tra lente e corpo macchina, ma ovviamente non è paragonabile al mattone che mi tiravo dietro prima; PROMOSSO
  6. Prezzo: questa ottica è di tipo XF ovvero quelle di miglior qualità (che si contrappongono alle XC che invece sono quelle economiche, anche se ci sarebbe da discutere). Il prezzo quindi si adegua: nuova vi costa circa 850€ (fonte sito Fuji ufficiale), ma sono certo che alcuni rivenditori la offrono scontata. Io l'ho acquistata usata da RCE a circa 400€, ben tenuta ecc. Secondo me conviene oltre modo puntare all'usato per questo tipo di obiettivo e spiego subito il motivo: se siete degli appassionati di avifauna o di foto con focali super spinte, di certo non vi orienterete verso questa ottica, ma cercherete qualcosa ad apertura costante, zoom ancora più lungo, qualità più alta ecc. Questo tele è ottimo per chi vuole fare un po' di tutto senza rinunciare alla qualità, senza spendere un capitale e senza acquistare un bi mattone. Risparmiare 400 sacchi è, a mio parere, un'ottima cosa, soprattutto perchè si tratta di un'ottica ampiamente rivendibile e posso dirlo perchè non è stato semplicissimo da trovare usato. PREZZO NUOVO RIVEDIBILE
A questo punto torno a parlare della X-S20 e delle ultime impressioni che ho ricavato da questa nuova giornata di test. Non ho scoperto niente che non sia già stato detto in precedenza, ma posso aggiungere:
  • Altra cavolata software: il mirino elettronico (gioia e dolori di queste macchine) è programmato coi piedi (strano!!). Qual è il vantaggio supremo di questo tipo di mirini? Esatto, ti danno l'anteprima della foto già esposta, così come uscirà dopo lo scatto. Peccato che per la X-S20, la cosa funzioni così solo in modalità manuale. Se per caso hai la brillante idea di scattare, ad esempio, a priorità di tempi (cosa che con un tele non capita mai...) e per caso imposti un tempo troppo veloce, la macchina ti colora di rosso il diaframma per farti capire che anche alla massima apertura la foto verrà sottoesposta. Peccato che l'immagine nel mirino sia perfettamente leggibile e che l'istogramma visualizzato prenda i dati dal mirino stesso ovvero sembra tutto perfetto. Se, come me, non hai impostato la Iso automatica e scatti la foto, questa viene nera come le palle di un asino! Non capisco proprio: almeno fammi vedere l'anteprima appena blocco la messa a fuoco (un brand come Lumix lo faceva già circa 15 anni fa nelle sue mirrorless!!!) così posso valutare QUANTO è sottoesposta e magari ritenere che "artisticamente" (qualunque cosa significhi) mi possa anche andare bene, ma così è impossibile. Ennesima follia software che, addirittura, mette in difficoltà invece di aiutare! ANCORA BOCCIATO
  • DR400: qui so già che prenderò insulti perchè è la cosa che tutti sottolineano quando parlano di Fuji. Quanto è bella, quanto funziona bene ecc. Di cosa si tratta? E' una sorta di amplificazione della gamma dinamica (DR400 significa Dynamic Range 400%) ottenuta grazie al fatto che il sensore è altamente Iso invariante (ovvero produce lo stesso rumore sia scattando ad iso elevate che scattando ad iso contenute e recuperando l'esposizione in post produzione). In pratica la macchina ti costringe ad impostare una Iso minima di 640 e, quando scatti la fotografia, a prescindere da quello che vedi nel mirino, la macchina sottoespone di 2 stop (per salvare le alte luci) e successivamente apre le ombre dei 2 stop. E' una sorta di HDR ottenuto con singolo scatto e che restituisce risultati naturali, molto meno artificiosi rispetto a quella tecnica che prevede la fusione di più immagini. E' una funzione presente anche in altri brand e ricorda molto l'active D-Lighting di Nikon, ma più invasivo. All'atto pratico mi sono trovato a mezzogiorno a scattare con una Iso improponibile ottenendo un risultato sicuramente efficace e leggibile, ma, a mio parere con troppo rumore digitale o meglio, con troppa evidenza dell'intervento del denoiser sui dettagli. Un lavoro simile si può fare tranquillamente in post produzione, selezionando il range delle ombre o dei mezzitoni scuri e sovraesponendo. Tenendo conto della quantità di azioni gratuite che isolano le varie fasce tonali di un'immagine, si può pensare di costruire un'automazione che, in 2 secondi seleziona, schiarisce e permette pure di modulare il risultato con l'opacità, prendendo il controllo di quello che si sta facendo. La funzione è utile a chi non sa nulla di nulla e preferisce lasciar fare tutto alla macchina. Per esporre con la DR400 si deve lasciare la lettura esposimetrica matrix su tutto il frame, senza preoccuparsi di leggere in maniera "spot" le alte luci ecc. In pratica devi esporre sui toni medi, come si faceva a pellicola e la macchina fa il resto. PROMOSSA, MA SOLO PER NEOFITI
  • Simulazioni di pellicola: ho provato anche questa funzione dato che tutti ne parlano. I risultati e le differenze si vedono (è inutile che le descrivo perchè è pieno di siti web dove ci sono confronti, elenchi, esempi ecc) ed in alcuni casi sono anche gradevoli, ma dipende sempre da cosa uno ci deve fare. Ad esempio: ti commissionano una serie di scatti che devono avere un look particolare e, dopo confronto capisci che questo look è quello restituito dalla pellicola Velvia? Perfetto, la imposti e sarai sicuro che tutti gli scatti avranno quel look di partenza, quella colorimetria specifica e quella resa puntuale. Questo di sicuro aiuta. Per tutte le altre situazioni le ho trovate al limite del giochino divertente, che smetti di usare dopo un paio di utilizzi, nonostante te l'abbiano fatto pagare a peso d'oro. So che non è un'opinione popolare, ma è sinceramente quello che penso. Per l'utilizzo che ne faccio io (foto di viaggio), la resa naturale, senza look strani, è fondamentale e mi trovo sempre a scattare con l'impostazione standard. Anche le simulazioni BN sono buone, ma se scatti da qualche anno, avrai sicuramente trovato il tuo stile di BN e ti andrà bene solo se la simulazione Fuji ci assomiglia, altrimenti è meglio scattare in raw e virare in post produzione. In sostanza anche questa funzione la trovo poco utilizzabile da chi scatta già da qualche tempo, sa cosa vuole e come ottenerlo mantenendo il controllo sul risultato. PROMOSSE, MA SOLO PER NEOFITI
Inserisco qualche fotografia per documentare gli ultimi due punti trattati. Sono tutti jpg usciti direttamente dalla macchina, senza alcuna post produzione: solamente ridimensionati per la pubblicazione su web. Come detto sopra, a mio parere il denoiser si nota parecchio.
DR400 PROVIA/STANDARD:




Quest'ultima foto fa notare come ero arrivato al limite anche per la DR400: le luci sullo sfondo sono decisamente fuori gamma, ma c'era un contrasto davvero enorme, eccessivo anche per gli occhi umani.

SIMULAZIONE PELLICOLA NOSTALGICA + DR400:
Effetto sicuramente riuscito, ma continuo a pensare che queste funzioni vadano bene solo nei casi che ho specificato in precedenza.

Chiudo con una considerazione generale: i file restituiti dalla X-S20 associata a questo tele, sono ampiamente lavorabili (a patto di scattare in raw ovviamente!!), anche se ho sempre la sensazione che i raw prodotti siano già troppo ritoccati dal firmware della macchina. Per carità niente che non abbia già visto o che distrugga la foto, ma di mio preferirei partire da file più piatti. Si tratta di una caratteristica molto frequente nelle macchine moderne, forti del fatto che i sensori sono migliori ecc (cosa tutta da dimostrare). Il vero banco di prova per tutto il sistema sarà il primo viaggio "serio", dopo il quale potrò esprimermi ancora. Al punto in cui sono ora, posso dire, con tutta l'onestà intellettuale di cui dispongo, che, autofocus a parte, certe cose si potevano fare anche con "vecchie" reflex aps-c, spendendo decisamente meno soldi di quelli imposti dall'attuale mercato e con una qualità davvero molto simile.

A buon intenditor....
Buona luce a focale lunga!

Le foto sono più brutte

Se mi seguite da un po', saprete che ogni tanto mi parte l'embolo per alcuni argomenti e devo sfogare la mia ira selvaggia su queste pagine 😁

A parte gli scherzi, l'argomento è forse uno dei più dibattuti dell'attuale panorama fotografico e, complice un video dei bravissimi Damiano e Roberto (QUI il contenuto di cui parlo), mi trovo a scrivere queste righe di riflessione, a distanza di tanti anni dall'ultimo ragionamento fatto su questo argomento. 

L'ultima volta che mi sono cimentato in un post filosofico è stato per parlare di un complimento ricevuto gratuitamente in maniera inaspettata (Questo il post) ed eravamo nel 2020. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchio e l'argomento, questa volta, è di quelli ampiamente divisivi. Il titolo dice tutto e, lo so, si tratta di una frase quasi "fatta", ma che porta con se un sacco di spunti per riflettere su una realtà fotografica che è innegabilmente diversa da quella che si viveva anni fa.

Le foto sono veramente più brutte? Purtroppo si ragazzi. Mi dispiace darvi questa notizia, ma la curva della qualità sta scendendo in maniera repentina. 

Perchè le foto sono peggiorate? Per colpa dei telefonini? Per colpa di Instagram? Per colpa dei social in generale? Io credo ci sia un solo colpevole: NOI appassionati di fotografia. Faccio subito una specifica: ho usato il termine "appassionati di fotografia" non a caso, perchè se avessi scritto "fotografi" avrei fatto riferimento ad una categoria specifica di professionisti (nonostante sia pieno zeppo di appassionati che si firma "Photographer" in maniera del tutto indebita). Per quanto mi riguarda non si tratta solo di una categoria merceologica a cui associare una partita iva, ma è una parola che riassume tante cose che vedremo nel corso del post.

Tornando al topic: foto brutte, colpa NOSTRA. Il problema siamo noi appassionati perchè stiamo sperimentando tutta una serie di innovazioni tecnologiche che forniscono una sola considerazione finale: SCORCIATOIE! 

Le macchine ormai fanno di tutto e di più ed in buona parte dei casi, non serve nemmeno l'intervento umano. Se da un lato questo facilita la vita, dall'altro impigrisce il cervello di chi magari sa come si fotografa e, peggio ancora, non stimola minimamente all'apprendimento chi si affaccia per la prima volta a questo fantastico mondo. Il risultato è drammatico: ho visto cose che voi umani 😂......no dai, non proprio così gravi, ma ho ammirato persone che, pur scattando con mirino elettronico (quindi con l'anteprima della foto esposta già disponibile), sono stati in grado di sbagliare esposizione in maniera così palese, che pensavo fosse fatto apposta! 😖

Capitolo post produzione: si salvi chi può con le SCORCIATOIE! Chi mi conosce o mi segue da un po', sa perfettamente cosa intendo quando parlo di post produzione e sa perfettamente la quantità di corsi ed approfondimenti che ho seguito nel corso degli anni (e che continuo a seguire anche adesso!). La post produzione è fondamentale per gestire i file raw e su questo non ci piove. Ai tempi della pellicola, la cosa era considerata un'arte vera e propria, appannaggio di pochi eletti che potevano permettersi i costi dei materiali e gli spazi per il laboratorio. Ora i tutorial si sprecano, le copie pirata di Photoshop le trovi anche al supermercato e le persone che si improvvisano post produttori sono un esercito molto rumoroso e poco performante. Ma non solo: aggiungo anche gli smartphone che, oltre a scattare fotografie, offrono strumenti di tutti i tipi, gratuiti e dalle potenzialità quasi infinite. Ed ecco apparire color grading improbabili, filtri senza capo nè coda, cancellazioni di soggetti e, dulcis in fundo, stravolgimenti completi ad opera di IA che non hanno di meglio da fare. Ricordo bene un episodio dove un collega appassionato mi disse: "Se non hai l'ultima versione di Lightroom, la selezione del cielo te la scordi". Gli feci vedere che, semplicemente utilizzando il canale del blu come maschera di livello, ed aggiustando un attimo il contrasto della maschera, si otteneva un risultato addirittura migliore della selezione fatta con la (presunta) IA. Mi disse che ero troppo tecnico e complicato. Questa cosa la traduco esattamente come per l'esposizione: SCORCIATOIA. Non c'è voglia di imparare ne di investire tempo nella formazione, meglio avere un tasto etichettato "Fa tutto l'IA" e via.

La colpa continua ad essere NOSTRA e lo sottolineo con un altro esempio. Che cosa ne facciamo delle fotografie? Nel 99% dei casi le pubblichiamo o le mostriamo attraverso un telefono. Nel misero 1% dei casi le stampiamo. Non voglio fare un trattato sulla bellezza della foto su carta, ma voglio approfondire il 99% della statistica: COSA pubblichiamo? O meglio: selezioniamo gli scatti prima di pubblicarli? Assolutamente NO! E come mai? Perchè questo occupa tempo ed energia mentale per fare un'adeguata selezione (questa sconosciuta, qui il post relativo). Se non abbiamo voglia di usare il cervello per scattare foto e fare post produzione, figuriamoci se lo usiamo per fare una cosa così inutile come la selezione! Ed ecco spuntare profili inondati di foto uguali, ridondanti, pesanti, inutili ecc. La conseguenza? Ci abituiamo al mediocre ed a scorrere velocemente ogni scatto, a volte anche senza guardarli ed assegnando implicitamente un valore pari a zero ad ogni singola fotografia fatta, a prescindere dall'impegno messo per ottenerla. Questo porta ad un generalizzato senso di leggerezza e menefreghismo nei confronti di quelle povere immagini che stanno facendo del loro meglio per farsi notare.

E il "Like"? Ho tenuto per ultimo la pietra tombale. Il Like, questa specie di benedizione mistica a cui tutti aspirano. Che sia sotto forma di pollice all'insù, di cuore, di stella o di quello che preferite, è l'oggetto del desiderio di tutti coloro che pubblicano foto on line! E quanti ne girano! Milioni! Poi vai a vedere le foto e ti rendi conto che.....è ancora colpa NOSTRA! Perchè mettiamo il Like a delle foto palesemente brutte? Perchè lo mettiamo alla 4° foto identica che vediamo e non lo mettiamo alle 3 precedenti ed alle 5 successive che sono esattamente uguali? Sia chiaro che non sto dicendo: "Se vuoi valutare e commentare una foto devi essere super competente ecc", ci mancherebbe altro! Abbiamo tutto il diritto di dire che una foto ci piace o meno, a prescindere dalle nostre competenze. Ma farlo in modo sconclusionato e quasi per noia o perchè la persona che ha pubblicato le foto è un nostro amico e si aspetta in automatico la nostra approvazione, è una cosa diseducativa. Così si creano fasi miti, finti fotografi o, peggio, artisti della domenica. Si creano personaggi che non sanno cosa stanno facendo, ma mettono il watermark "Photographer" sotto ogni scatto.

Chiudo con una considerazione del tutto personale: quando vado a fare fotografie (o quando le scatto in giro per il mondo), mi godo ogni momento, anche se ho poco tempo. Voglio sentire il posto dove sono, osservarlo, catturare qualcosa che venga a casa con me. Solo dopo inizio a scattare fotografie. In una parola: relax. La fotografia è riflessione, è voglia di fissare un momento, è gioia nel sapere che la situazione che ora ho davanti agli occhi e che mi sta emozionando resterà con me per sempre, impressa nello scatto. In giro vedo tanta compulsività: troppi scatti, troppo superficiali, troppo di corsa, troppo veloci, troppo poco selezionati. Il tutto a favore di un Like o dell'effetto wow per una post inventata dall'IA del momento. La condivisione, per quanto sacrosanta, è finalizzata quasi a creare invida e hipe verso questo o quel luogo, solo perchè IO ci sono stato, non per trasmettere le cose che quel luogo ti può lasciare dentro e quindi invogliare a visitarlo.

Cosa posso suggerire? Di prendersi tempo per fare tutto. Per imparare (soprattutto), per osservare, per sviluppare, per ricordare. Investite su voi stessi piuttosto che nelle attrezzature o nei software: la soddisfazione finale sarà impagabile, con buona pace dei Like.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma ho già scritto abbastanza. Al prossimo post incazzoso e, per ora, buona luce sconsolata...

Fotografia e viaggi: Thailandia del Nord (post fotografico)

Con colpevole ritardo, torno a scrivere di questo viaggio concluso da poco e stavolta si parla solo di fotografia, ma andiamo con ordine.

ATTREZZATURA: probabilmente per l'ultima volta, la solita Nikon D750 + 24-120 f4 + 70-300 f4/5.6 Niente treppiedi, filtri o altro

CHE FOTO SI POSSONO SCATTARE: in un viaggio simile (vedere il post amministrativo per le tappe), evitando tutte le zone costiere, è difficile concentrarsi sulla paesaggistica pura, per cui si tratta di approcciare il luogo con la mente molto aperta. Nel sud est asiatico, finora, ho sempre portato a casa ottime foto di persone, a volte contestualizzate con ambiente ed attività svolte, altre in primissimo piano nel più classico dei ritratti. Questa forse è l'essenza di quei luoghi, fatti salvi alcuni posti famosissimi che, a ben pensare, danno anche meno soddisfazione nel fotografarli, dato che sono sono inflazionati da morire (considerazione personale ovviamente). 

Ma non ci sono solamente ritratti contestualizzati da fare, anzi! Ci sono molte situazioni dove si può trasmettere l'idea della cultura locale tramite dettagli di templi e statue o concentrarsi sulle location dove sono stati costruiti, strizzando l'occhio al paesaggio. 

Ci sono anche situazioni in cui si possono fotografare animali come le scimmie o gli elefanti e vi assicuro che, soprattutto le prime, non stanno ferme un attimo! Insomma, non manca nulla se uno ha voglia di tenere occhi e mente aperta. 

Se avete letto il post "amministrativo" sapete già che il tipo di viaggio è "di gruppo, organizzato" il che si traduce sempre in "poco tempo per scattare". Anche in questo caso non è stata un'eccezione ed i momenti dove sei libero di girare e di guardarti intorno senza fretta, sono molto rari e si notano subito dalle fotografie, un po' più ricercate e meno "classiche".

Vediamo qualche scatto:

RITRATTI CONTESTUALIZZATI (O MENO):




Non sono foto difficili da realizzare (a parte la seconda che aveva un'illuminazione più particolare) se non per i tentativi disperati di pulire la composizione da un sacco di disturbi. Ovviamente non intendo disturbi dovuti al contesto stesso, ma ai troppi turisti in giro con cellulari e trabiccoli di ogni genere. Tempi duri per noi appassionati di fotografia...

TEMPLI E STATUE:



Anche in questo caso non ci sono particolari difficoltà, se non cercare composizioni che non siano già troppo inflazionate. E' inutile dire il contrario: la Thailandia è molto visitata e lo stesso vale per le sue attrazioni principali. Da questo ne derivano una marea di immagini e per forza di cose, con il poco tempo a disposizione, dovremo mettere in conto di beccarci qualche scatto che è stato già fatto da altri appassionati.

ANIMALI E SCIMMIE:



In entrambi i casi si trattava di visite specifiche: luoghi dove circolano in totale libertà, ma che vengono aperti ai turisti per avvicinare le persone a questi animali, senza averne paura o timori vari. Agli elefanti abbiamo addirittura dato da mangiare e sono proprio carini da vicino, anche se decisamente grossi. Che difficoltà ci sono? Beh, le scimmie sono come proiettili, mentre con gli elefanti è più semplice, ma troverete sempre qualcuno che vi impalla l'inquadratura. Un problema può essere l'orario di visita: nella foto dell'elefante qua sopra, la gamma dinamica del mio sensore è stata messa a dura prova, ma a parte questi particolari tecnici, non ho incontrato difficoltà.

VARIE ED EVENTUALI:



Con un po' di tempo in più a disposizione, ci si può guardare attorno e cercare particolari diversi o situazioni divertenti. Il cane ad esempio l'avevo adocchiato all'ingresso di questo tempio immerso nel verde e vedevo che seguiva alcune persone. Ho aspettato che le persone passassero per beccarlo da solo con la statua di Buddha alle spalle. Stessa cosa per la candela (purtroppo spenta...): ho notato il fumo che usciva dalla vasca piena d'acqua, la parte illuminata e la parte in ombra ed ho fatto 1+1. Sono tutte cose che, se hai 5 minuti non riuscirai mai a vedere, quindi mi ritengo già decisamente fortunato.

Metto qui il link all'album COMPLETO di Flickr. In sostanza un viaggio in Thailandia non è un viaggio difficile da affrontare: ci sono un sacco di belle persone ed un sacco di situazioni spirituali, ma in stile tipicamente asiatico. Vi sorrideranno tutti e se fate una foto con loro, saranno ancora più contenti. Attenzione, una foto con loro non significa una foto A loro. Non tutti sono ansiosi di finire sui nostri sensori, ricordatelo e siate sempre educati e rispettosi verso le altre culture.

Bene ed ora mi dedico a completare il mio kit Fuji e, nel frattempo, buona luce asiatica!!

Fujifilm X-S20 + Fujifilm 16-50 f2.8 / 4.8 - PRIME IMPRESSIONI

Eccomi di nuovo con un post poco fotografico, ma direttamente collegato agli ultimi discorsi sull'attrezzatura. Ebbene si, ho ufficialmente eseguito il downgrade da viaggio.

Ho acquistato tramite offerta "natalizia", l'attrezzatura Fuji citata nel titolo, così da iniziare la costruzione del piccolo corredo che mi accompagnerà nei futuri viaggi. Se ve lo state chiedendo, la risposta è NO, non ho sostituito la mia D750 con questo trabiccolo, ho sdoppiato l'attrezzatura a seconda dell'utilizzo. La motivazione l'ho già spiegata: il desiderio di non sfondarmi più spalle e schiena con il peso di questa passione, soprattutto durante i viaggi dove spesso ti trovi a fare trekking o a camminare in condizioni climatiche davvero impegnative. 

Che cosa ho comprato? Come da titolo mi sono fatto affascinare dal sistema Aps-C di Fuji, optando per una X-S20 come corpo macchina e per un 16-50 come ottica. Manca all'appello il tele che arriverà, probabilmente, a gennaio e sarà un 55-200 di cui parlerò in seguito.

Andiamo per ordine: perchè, di tutto il panorama Fuji, ho scelto la X-S20 e non, ad esempio, la X-T5? Per diversi motivi potrei dire, ma li elenco senza troppe remore:

  1. Il grip ergonomico: l'impugnatura dove si trova il pulsante di scatto è profonda e generosa, molto simile a quella di una reflex e mi ha restituito un ottimo feeling. Molto meglio degli altri modelli, X-T5 compresa!
  2. La capacità di passare da foto a video in un attimo (tramite rotella o preset "C"), con qualità di registrazione decisamente buona
  3. Il sensore da 26 Mpx: mi ricorda molto quello da 24 che ho sulla D750, anche se lì si parla di Full Frame e non di Aps-C. Quello da 40 della X-T5 è, semplicemente, una follia troppo densa per i miei gusti
  4. L'uso che ne andrò a fare: questo mini corredo mi deve accompagnare nei viaggi, non sarà mai la mia attrezzatura principale, ma farà in modo che non mi spacchi la schiena ogni volta che vado all'estero e devo stare in un gruppo a visitare un Paese. Prendere una "macchina fotografica" come la X-T5, molto votata allo scatto (piuttosto che al video) e con tante bellissime ghiere, non mi sarebbe servito a nulla. L'avrei dovuta impostare esattamente come sto usando ora la X-S20. Ed allora perchè spendere un sacco di soldi per cose che non potrei mai usare come si deve?
Per quanto riguarda le ottiche, inizialmente ero orientato verso un 16-80 f4, ma visto il peso (ed il costo) di questo obiettivo, ho preferito optare per il classico 24-70 (più o meno), da abbinare al tele (che, in abbinata al 16-80, mi avrebbe inutilmente duplicato delle focali). Il peso ha avuto anche qui la sua importanza e mi spiego subito: se avete letto i post precedenti, sapete che il mio kit da viaggio con la D750 arriva a pesare, in totale, quasi 3kg (forse più con i filtri ecc). Questo kit da viaggio, comprendendo anche il tele che devo ancora comprare, peserà, in totale, 1.311 grammi. Meno della metà!! La qualità non sarà troppo bassa rispetto a prima, anzi, forse per certi aspetti sarà anche superiore, ma, al di là di questo, la mia schiena non si lamenterà più, almeno spero! 🙏

Le mie prime impressioni: il peso relativo di macchina e ottica non è pochissimo (siamo sui 731 grammi) quindi non sembra di avere in mano un giocattolino, anzi. La sensazione di robustezza si unisce ad una maneggevolezza molto buona, specie per me che ho le mani piccole. Certo, a dirla tutta, la figura che faceva "il macchinone" è un'altra cosa, ma qualche compromesso dovevo pur accettarlo 😁. Tornando a noi, le prime impressioni sono buone, ma non eccelse. Ovviamente va premesso che devo prendere mano con tutte le cose che offre e devo ancora finire di leggere il libretto di istruzioni (si, io sono uno che legge tutto il libretto di istruzioni....e dovreste farlo anche voi!! 😌). Potrei quindi smentirmi in futuri post, ma per ora diciamo che la macchina si comporta abbastanza bene dal punto di vista meramente fotografico. Queste le cose che mi sono balzate all'occhio di primo impatto:
  • Mirino elettronico: forse la differenza più grande con la reflex. Niente di che, nel senso che non è un top di gamma e quindi dovrò settarlo alla perfezione per non affaticarmi l'occhio e per abituarmi alla posizione di tutte le migliaia di informazioni che contiene. RIVEDIBILE
  • Esposimetro: somiglia molto a quello della D750 ovvero tende a schiarire dove possibile, in tutte le combinazioni di lettura esposimetrica, esclusa la spot. Tradotto: se usate la Matrix, scattate con 1/3 di stop di sottoesposizione per non avere luci bruciate, anche in caso di luce frontale sul soggetto. Se usate la spot invece fidatevi pure di quello che vi dice. PROMOSSO CON RISERVA
  • Menu e settaggi: un incubo. Un casino assurdo, con comandi ed opzioni ripetute in menu diversi (e non parlo solo di audio e video). Troppo dispersivo e poco parlante: le traduzioni in italiano sembrano fatte da un dislessico e sono spesso fuorvianti rispetto alla funzione descritta. Spero abbiano impalato il progettista!!! MOLTO BOCCIATO
  • Pulsanti programmabili: i pulsanti presenti sono quasi tutti programmabili, stupendo vero? Peccato che abbiano già dei nomi di funzione scritto sopra. Ad esempio, il pulsante ISO serve, con molta fantasia, ad aprire il menu ISO dove puoi modificare la sensibilità del sensore. E' però presente una ghiera anonima che puoi settare come vuoi ed io ci ho associato proprio la ISO così da modificarla direttamente ruotandola, piuttosto che entrare in un menu, spostare il valore con il joystick e dare OK. Ed ora cosa ci faccio con il tasto ISO? Ci ho settato il riconoscimento facciale del soggetto. La domanda sorge spontanea: che caXXo ti ha detto la testa quando hai riempito di nomi questi pulsanti, mentre bastava un generico Fn1, Fn2 etc.? In questo momento, se presto la macchina a qualcuno, è facile che impazzisca dopo 5 minuti😁 BOCCIATO
  • Attivazione EVF o LCD: ci sono diverse combinazioni che sfruttano anche il sensore di prossimità dell'occhio e che attivano il mirino elettronico solo quando ti avvicini. In questo momento ho settato la gestione interamente sull'EVF, con utilizzo sensore di prossimità e l'LCD solamente per la visione degli scatti eseguiti. Questo significa che se richiamo un menu, questo appare solo sull'EVF e quindi sembro un ebete che guarda dentro al mirino, senza scattare nemmeno una foto (o addirittura con il tappo montato davanti all'obiettivo). L'alternativa, proposta come default è che allo spegnimento dell'EVF (ovvero quando togli l'occhio dal mirino), si accende l'LCD e resta acceso. Così, menu ed immagini finiscono sull'LCD. Peccato che così la batteria ti dura 10 minuti, altro che 720 scatti. Di fatto non esiste una combinazione che ti permette di fare quello che faceva il "live view" della D750 ovvero attivare l'LCD con singolo comando. E quindi? Ho settato l'ennesimo pulsante programmabile, per passare tra le varie combinazioni, fino a trovare quella che attiva l'LCD: una scomodità assurda, dato che è solo software, per cui risolvibile con una programmazione del firmware che non sia fatta da un idiota. BOCCIATO
  • Autofocus: qua devo dire che si vedono tanti passi in avanti. In tutta onestà devo ancora capire come funziona tutto il cucuzzaro, ma ho fatto alcuni test con gli esseri umani. Attivando il riconoscimento del volto/occhio, se avvicini il punto di messa a fuoco al soggetto umano, questo automaticamente aggancia l'occhio e non lo molla più. Se attivi al maf premendo il pulsante di scatto a metà, si blocca sul punto che ti evidenzia dal pre af e puoi scattare, certo della nitidezza dove serve. Tutto bellissimo, a parte che, in caso di volto messo di "taglio" ovvero non dritto alla fotocamera, in più di una occasione, mi ha agganciato l'occhio più distante da me, ovvero quello sbagliato. Puoi regolare questa funzione? Per ora ho scoperto che si può scegliere tra automatico, occhio dx e occhio sx. Posso tradurla? Un'altra boiata!! Che cosa centra a dx o a sx se i problemi li hai solo quando un occhio è più avanti di un altro? Devi mettere a fuoco quello più vicino, salvo che non sia io a dirtelo. Anche qui si riconduce il tutto ad un firmware scritto coi piedi perchè le funzioni hardware e di IA per identificare l'occhio vicino o distante, ci sono già e funzionano anche bene. Altra situazione dove l'AF ha fatto cilecca è quando un soggetto si confonde un po' con lo sfondo o quando c'è poco contrasto attorno al soggetto. Per carità, anche l'AF della D750 non era infallibile da questo punto di vista, ma in questo caso emergono proprio tutti i problemi dell'AF a contrasto o misto. RIVEDIBILE
  • Qualità del file raw: qui posso dire tranquillamente che non mi ha fatto rimpiangere quelli della D750, anzi. Noto la differenza di sensore, nel senso che questo, più moderno, permette un recupero a volte superiore di quello che permetteva la Nikon. Per carità, 10 anni di età in meno si vedono e, pur non facendo gridare al miracolo devo dire che i file prodotti, sono molto lavorabili e facilmente digeribili anche da camera raw. Ho fatto qualche test e sono rimasto piacevolmente impressionato anche dal livello di rumore che, a prima vista, sembra molto ben controllato. PROMOSSO
  • Software a corredo: ho scaricato solo X-Raw perchè pensavo fosse il classico programmino dove puoi selezionare le foto con i colori, fare qualche regolazione di base del raw ecc. Queste cose le fa ovviamente, ma qui c'è il colpo da maestro che fa capire quanto sia perversa la mente dei programmatori di Fuji: vuoi applicare le simulazioni pellicola anche al raw? Vuoi salvare il Jpg partendo dal raw e mantenendo i settaggi usati in macchina? Nessun problema: basta che colleghi la fotocamera al pc (!!!) e clicchi qua e là. E perchè devo collegare la fotocamera se ho già scaricato le foto? Perchè per queste operazioni, il software se ne fotte allegramente della tua configurazione pc di ultimo grido, ed usa il processore della fotocamera. Nella pratica, spara il raw verso la fotocamera (dopo che tu l'hai scaricato nel pc...), la fotocamera lo elabora e spara il jpg verso il computer, salvandolo sul disco. Da quale parte del cervello di chi è nata questa autentica puttanata, non mi è dato saperlo, ma se lo scoprirò posso già dire che dovrò far ricorso a tutta la mia pazienza per non staccare la testa a sta gente. Non aggiungo altro se non un bel BOCCIATO.

Mi fermo qui altrimenti scrivo Guerra e Pace. Per il comparto video devo prima prendere confidenza con tutto il sistema e poi potrò fare delle valutazioni. Il video non è il mio pane quotidiano, portate pazienza. Stesso discorso per lo stabilizzatore sul sensore e le sue varie applicazioni. Sulle simulazioni pellicola non dirò molto, dato che non è mia intenzione usarle. Infine la domanda da cento milioni di dollari: quanto ho speso? 1.399 euro del kit completo. Se calcoliamo che il solo corpo macchina ero riuscito a trovarlo a 1.210 euro e che l'ottica in questione è una XF (cioè quelle con caratteristiche migliori di Fuji), direi che non potevo rifiutare l'affare, soprattutto sapendo di dover ancora acquistare un obiettivo per completare il kit. Ovviamente sto parlando di NUOVO. Sul mercato dell'usato si risparmia qualcosa, ma non tantissimo in questo caso.

Le prime impressioni quindi posso riassumerle così: una buona macchina fotografica, con buone funzioni, af e sensore, ma con un firmware ed una gestione software fatta davvero male. So di non essere l'unico ad avere questa opinione sui firmware/programmi di Fuji: spero vivamente che queste grida di aiuto arrivino alle orecchie giuste e che vengano rilasciati degli aggiornamenti degni di questo nome.

Per ora è tutto, buona luce col firmware crakkato!

Fotografia e viaggi: Thailandia del Nord (Post amministrativo)

Eccomi di nuovo con la consueta accoppiata di post legata ai nostri viaggi. Assistiti come sempre dalla nostra agenzia Hamearis Tour di Roncade (TV), siamo tornati nel sud-est asiatico e precisamente in Thailandia. Andiamo per ordine:

TIPO DI VIAGGIO: tour di gruppo organizzato con operatore Mistral (Quality Group). Durata 10 giorni circa, compresi voli, scali ecc. Costo circa 2.600 euro a persona, compreso di ogni cosa ed assicurazione totale.

VOLI: Emirates da Venezia, con scalo a Dubai. E qui inizio subito a sfatare qualche mito circa questa compagnia che sembra imbattibile sotto ogni punto di vista. Di sicuro è una buona compagnia aerea, questo si, ma da qui ad essere, insindacabilmente e per distacco, la migliore, ce ne passa. I due aerei usati per questa tratta sono stati un 777 da Venezia a Dubai e un A380 da Dubai a Bangkok. Il 777 è in assoluto l'aereo più rumoroso che io abbia mai provato, nemmeno Alitalia con i vecchi voli interni era riuscita a fare "meglio"😖. Forse siamo stati sfortunati con il posto a sede, ma non penso che sia questo il problema. In certi momenti il casino impediva di sentire anche il film che avevo in cuffia e non aggiungo altro. L'A380 invece è decisamente migliore: per carità si parla di aereo a due piani, con un bel culone grosso da sollevare e dei motori veramente imponenti, ma il rumore era perfettamente controllato. La comodità su entrambi i voli, così come il cibo, sono quelli da economy class, ma visti i costi anche della premium economy, non è che si possa fare molto di più a meno di spendere per i voli, come per l'intero viaggio e onestamente non so quanto possa valerne la pena. Chissà, magari per qualche viaggio futuro potrei fare anche questo test. Tornando a noi: all'andata lo scalo a Dubai è durato circa 3 ore e mezzo, mentre al ritorno è stata più dura in quanto abbiamo preso un volo interno da Chiang Mai a Bangkok, aspettato ben 6 ore, preso il volo per Dubai, aspettato 2 ore e mezza e finalmente preso il volo per Venezia. Totale circa 22 ore dall'ora di partenza dall'hotel, all'atterraggio, comprese ovviamente le 6 ore di fuso orario 😱.

GUIDA e TRASPORTI: eccellenti. La nostra guida Naree, con una grande esperienza di vita in Italia, ci ha coccolato durante tutto il viaggio. Preparata e gentilissima, non ci ha mai fatto mancare nulla.😍 Probabilmente facilitata dal gruppo di poco più di 10 persone, come lei stessa ha ammesso, va però detto che se uno non è di indole premurosa, puoi viaggiare anche solo in 2 che non avrai comunque belle sensazioni come è stata in grado di farci provare lei. Grazie davvero! I trasporti erano affidati ad un pullman sovradimensionato: 40 posti per 13 persone. Potete immaginare la comodità: ci siamo sparati 1200 Km in meno di 7 giorni e manco ce ne siamo accorti. Acqua sempre a disposizione così come caramelle e un bellissimo "pollo giocattolo per cani" che suonavamo ogni volta che tornavamo sul mezzo, troppo divertente!!

STRUTTURE: anche troppo belle. Livello elevato, senza dubbio: tanti servizi a disposizione, ma pochissimo tempo anche solo per valutarli. In un tour del genere sei sempre di corsa e quando arrivi in hotel, hai tutto tranne che la voglia di girare per la struttura a vedere la piscina o cose del genere. C'è un unico appunto che ho già fatto notare: le colazioni iniziano sempre alle 6:30, ma spesso, per esigenze di tour, ti trovi a partire alle 7 (ad esempio) e con le valigie a seguito. Ne consegue che praticamente non hai nemmeno il tempo di lavarti i denti. Sicuramente questo aspetto è migliorabile prendendo accordi con le strutture stesse o cercandone altre che prevedano le colazioni dalle 06 di mattina. Aiuterebbe certamente a non avere la sensazione di rincorrere sempre, già di mattina presto.😎

TAPPE DEL TOUR: partenza ed arrivo a Bangkok, con passaggio ad Ayutthaya, per arrivare alle città di Chiang Rai e Chiang Mai, nei pressi del triangolo d'oro (il confine tra Thailandia, Myanmar (o Birmania) e Laos. Una curiosità: il triangolo d'oro, si chiama così perchè in passato (in passato??) gli stupefacenti che venivano trafficati in questa zona, erano pagati esclusivamente con oro. Non sono mancati mercati galleggianti, sulle rotaie e diversi giri alla scoperta della cultura locale. Ciliegina sulla torta: su nostra richiesta è stato inserito anche un giro presso il villaggio delle "donne giraffa", sulle quali spenderò due parole in seguito.

CIBO: tipicamente asiatico, tranne qualche serata un po' più internazionale.😁 Riso, tagliatelle di riso, carne bianca, pesce, zuppe e verdure. Tutto buonissimo. Probabilmente non sono la persona più adatta per criticare il cibo dato che alcuni compagni di viaggio, mi hanno definito un "buongustaio" nel senso che provo qualsiasi cosa mi mettano davanti nel piatto. Una caratteristica che abbiamo notato è l'assenza quasi costante di coltelli tra le posate. Al momento pensavamo che fosse un deterrente contro le risse o per evitare che qualcuno si facesse male, ma in realtà ci è stato spiegato che i coltelli sono poco usati dato che i bocconi più "resistenti" sono già a misura di bocca umana, mentre gli altri sono facilmente tagliabili anche solo con le bacchette, da quanto sono cotti. A proposito di cibo e cultura: una sera siamo stati ospitati da un signore locale (che aveva una casa enorme che a noi è piaciuta tantissimo!). Oltre al tour della casa e delle varie reliquie di famiglia, ci ha diviso in due piccoli gruppi e ci ha invitato, sotto supervisione, a preparare la cena per tutti. Il risultato è stato interessante: delle tagliatelle con verdure e tofu (Pad Thai) e del pollo saltato piccante (anche troppo!😂). Esperienza sicuramente turistica, ma molto divertente.

CONSIDERAZIONI: il sud est asiatico è sempre affascinante per noi europei. Cultura completamente diversa dalla nostra, tante ore di volo e tante ore di fuso. Al rientro, le 6 ore di differenza oraria le ho assorbite dopo una settimana. Per carità, sarò anche "vecchietto", ma è stata impegnativa.😴 Il viaggio è ben costruito, con trasferimenti mirati e luoghi visitati assolutamente interessanti. Dal punto di vista "tecnico" non ho nulla da dire, viaggio semplicemente da fare: vale ogni minuto di volo per raggiungere la destinazione. Dal punto di vista culturale è sicuramente da far notare l'approccio meramente "buddista" 🙏delle persone: sono sempre disponibili e seguono la filosofia più classica di questa dottrina ovvero "più dai, più riceverai" ed è bellissimo da vedere anche nelle piccole cose. Riguardo le donne giraffa posso dire che, onestamente, non vale la pena di alimentare questa mera espressione turistica.😥 Si tratta di donne e ragazze a cui vengono applicati degli anelli in ottone pesantissimi che sformano le spalle e la clavicola, facendole abbassare e quindi facendo percepire il collo come allungato. Questo non significa che non ci sia sofferenza in questa postura, anzi. Fortunatamente (ed aggiungo "era ora") stanno sparendo perchè le giovani ragazze, preferiscono farsi dei bei giri in città, piuttosto che rimanere attaccate a questa tradizione già morta da tempo e tenuta in vita solamente per i turisti.😎 Di situazioni dove il fisico viene messo alla prova ne abbiamo viste parecchie in giro per il mondo, ma una cosa è una tradizione portata avanti in maniera convinta e con attaccamento, un'altra è renderla solo un'attrazione turistica. Il villaggio praticamente non esiste, sono solo bancarelle con souvenir e lo spazio giusto giusto per fare foto e selfie. Lasciate perdere. Ultima annotazione: all'interno del tour abbiamo avuto la possibilità di interagire con gli elefanti asiatici🐘, dando loro da mangiare e facendoci pure qualche bella foto insieme a loro. E' vero che sono più piccoli (e mansueti) di quelli africani, ma siamo comunque nell'ordine delle 3 tonnellate di peso, non proprio dei fuscelli. Esperienza assolutamente da fare perchè questi animali sono davvero spettacolari 💖e, se in Africa avevamo avuto quasi paura della vicinanza (vista la stazza...), in questo caso ci siamo sentiti a nostro agio fin da subito e poter camminare e scattare foto in piena libertà, con questi enormi animali che ti "pascolano" attorno pacifici e senza timore, è stata un'esperienza veramente appagante.

Dovrei aver detto tutto, in caso tornerò ad aggiornare il post. Come sempre per domande, insulti ecc, potete usare i commenti. Ora tocca alle foto che sono in fase di selezione/sviluppo (anche qui oltre 1000 scatti da guardare...) ed in attesa del prossimo post fotografico, buona luce Thailandese!

Peso e potenza

"La potenza è nulla, senza il controllo" diceva una famosa pubblicità, ma io l'ho modificata in "La potenza troppo pesante è nulla, anche se la controlli"

A parte gli scherzi, questo post è dedicato ad una riflessione che ho iniziato a fare durante il mio ultimo viaggio in Madagascar e di cui ho accennato qualcosa nel post relativo alle fotografie. L'argomento è il peso dell'attrezzatura fotografica, proporzionato alla qualità tecnica dei file che vengono prodotti. Scritta così può sembrare una delle tante cavolate da nerd a cui vi ho già abituato, ma in realtà porta con se più di un ragionamento ed anche qualche ammissione. Iniziamo dalle ammissioni, molto più semplici: dopo tanti anni di fotografia, mi sono rotto le scatole di distruggermi spalle e schiena con il peso di questa passione. Ho provato di tutto: cinghie diagonali, cinghie con doppio spallaccio, supporti, posture acrobatiche e chi più ne ha, più ne metta! Niente, il risultato è sempre lo stesso: a fine giornata e dopo ogni viaggio, ho schiena e spalle a pezzi. Partiamo da qualche numero riferito ai pesi, così ci diamo anche un termine di paragone:

D750 + batteria + 2 Sd + cinghia => 1.025gr

Tamron 70-300 f4.5/5.6 => 840 gr

Nikkor 24-120 f4 => 715 gr

Ho inserito solo le ottiche che utilizzo di più durante i viaggi, questi numeri sono più che sufficienti anche da soli, fidatevi!! Facendo un rapido calcolo, la macchina, con il 24-120, ovvero l'ottica che più utilizzo in viaggio, pesa la bellezza di 1.740gr! Una bella mattonella. Contemporaneamente, nel mio marsupio, ho l'ottica che non sta sulla macchina. In questo caso, il tele. 
Mi sto portando dietro la bellezza di 2.580gr. 
Ora, immaginate, come mi è capitato in Madagascar, di dover scendere 500 gradini con un dislivello di quasi 400 metri e poi di dover risalire, con addosso questo peso massimo oltre al marsupio con l'altra ottica e lo zaino con l'acqua ecc. Ero sfatto! Anche senza scomodare una prova al limite della sopravvivenza umana come questa, una semplice passeggiata in centro città (o nella Monument Valley americana, tanto per dirne una...) può diventare davvero pesante: aggiungete magari un po' di caldo afoso di quello buono e la frittata è fatta. Lasciamo stare le considerazioni sull'età e compagnia bella: la mia riflessione si riferisce proprio al piacere di fotografare e la domanda sorge spontanea: "Ho davvero bisogno di portarmi dietro tutto questo peso per fare le foto che normalmente faccio?". La risposta è NO, ma che soluzioni possono esserci? Come ho detto ho provato ogni gadget possibile, senza successo, ma sono andato anche oltre: mi sono imposto di utilizzare solo ottiche fisse. Mi sono equipaggiato con un 24, un 50 ed un 90. Risultato? Perdevo più tempo a cambiare continuamente ottica che a fare foto. Soprattutto quando sei in viaggio, l'ottica fissa è troppo limitante e gli zoom un minimo decenti, per i sensori FF come il mio, pesano una tonnellata. 

Altra domanda: è proprio necessario avere un sensore così grande e che si porta dietro tutto questo ingombrante indotto? La risposta è: molto probabilmente no. Ovvio che sono combattuto, perchè la qualità dei file che tira fuori la D750 è spettacolare: sono lavorabilissimi e spesso mi vengono un po' incontro quando ho poco tempo per esporre correttamente, hanno 14 bit di profondità colore ed è un vero piacere fare la post produzione, che dura pochi secondi (cosa da non sottovalutare!!). 

E quindi come ne usciamo? Andiamo avanti con le domande...

"Dove la trovo una qualità simile, in un sensore più piccolo e con un indotto leggero?". Questa è la domanda giusta e si apre un mondo di pensieri. Non avete idea di quanto tempo ci ho messo a fare analisi e ricerche, ma alla fine sono arrivato a 2 alternative:
1) Sistema micro 4/3. Questo pensiero mi ha fatto guadagnare una carriolata di parolacce da tutti i miei amici appassionati di fotografia. Ho dovuto ascoltare anche delle autentiche fregnacce riguardo il fattore di moltiplicazione 2x che caratterizza questi sensori e che voglio riportare qui per maggior chiarezza (un po' di "scuola" fa sempre bene, anche in questi post 😁): il fattore di crop è una misura che riguarda la FOCALE e la PROFONDITA' di CAMPO, ma non riguarda la LUCE. Sono due cose diverse: se scatto a 2.8 su FF e, a parità di iso e tempi, scatto a 2.8 su M4/3, la luce che entra è sempre la stessa!! Cambia la PDC restituita in quanto il 2.8 su M4/3 è equivalente a 5.6 su FF e cambia anche la focale reale: un 20mm su FF, diventa un 40mm su M4/3, ma la luce non c'entra nulla, fissiamoci questo concetto (che vale anche per le Aps-C, ma con fattore di crop inferiore)!!
Chiusa la parentesi tecnica, torniamo a noi: il sistema 4/3 sembrava essere quello giusto, ma porta con se un problema non da poco: molte delle mie foto vengono stampate, ma altrettante (se non di più), finiscono in un video del viaggio. I più smaliziati avranno già capito: adattare una foto in formato 4:3 ad un video in formato 16:9 significa operare un ritaglio molto corposo alla foto (perdendo una fetta enorme sopra, sotto o da entrambe le parti). L'alternativa è tenersi delle bande nere laterali davvero grandi e bruttissime o, peggio ancora, impostare il sensore con un fattore di forma 3:2 perdendo megapixel ecc. Altra cosa che non è da poco: se ci si appoggia ad un sistema M4/3 bisogna rendersi conto dei limiti di questi sensori (limiti tecnici intendo) e, se non si punta a corpi macchina "top di gamma" le differenze si vedono, eccome. Il costo di un corpo macchina di questo livello è parecchio elevato se si confronta con altri sistemi e quindi direi: SISTEMA BOCCIATO
2) Sistema APS-C: il rapporto 3:2 del sensore è lo stesso di quello FF e quindi per i video va bene (il crop è meno cattivo e le eventuali bande laterali più contenute). La qualità di questi sensori è migliorata tantissimo negli ultimi anni e ci sono in circolazione un sacco di buone macchine e di buone ottiche che possono tranquillamente rivaleggiare con le sorelle più grandi, a costi per lo meno umani. ACCETTABILE

Approfondiamo: si riesce realmente a rendere leggero un sistema APS-C, mantenendo una qualità decente?

A questa domanda non ho ancora risposto con convinzione anche se, dopo una marea di test, ricerche, analisi e pippe mentali, sono giunto a questa combinazione che potrebbe andar bene, non solo per me, ma per chi interpreta i viaggi nel mio stesso modo:
  • Corpo macchina: Fuji X-S20 (491gr)
  • Zoom tuttofare: Fuji XF 16-80 f4 (440gr)
  • Zoom Tele: Fuji XC 50-230 f 4.5/6.7 (375gr)
Il peso totale di questa configurazione è di circa 1.306 gr e le combinazioni sono tutte parecchio gestibili (931gr con il tuttofare e 866 con il tele). Se valutiamo la differenza con l'attuale, usando il tuttofare, mi porto al collo ben 809gr in meno! Il tele non è molto luminoso e fa parte della categoria di lenti "XC" ovvero quelle teoricamente meno qualitative. In realtà l'ho provato e posso dire che la scarsa luminosità alle focali più spinte, è compensata abbastanza bene dalla stabilizzazione ottica presente che, combinata a quella del sensore della X-S20, aiuta non poco anche in situazioni problematiche. La qualità delle foto non è male ed è paragonabile a quella che restituisce il mio attuale tele per FF, che non è proprio una lente "prime". 

RAGIONAMENTO:
In pieno stile AI, vediamo come sono arrivato a questa conclusione. Perchè la scelta di quel modelli di Fuji e non, ad esempio, una X-T5 che pesa poco di più ed è la top di gamma? La X-S20 è un modello che non è stato molto capito dal pubblico, ma secondo me non è male. Ha un sensore da 26Mpx (non 40 come per la X-T5 e che personalmente trovo assurdamente denso), uno stabilizzatore sul sensore, un buon autofocus e pure un discreto comparto video (che per come interpreto io i viaggi, va benissimo). Il motivo principale però è l'ergonomia! Macchine come la X-T50 o la X-T30 III hanno un grip troppo piccolo ed io voglio assolutamente impugnare la macchina quando scatto, non solo appoggiarci le dita. La X-T5 è molto meglio, ma, oltre al sensore troppo denso, anche il costo è follemente "denso". Pesa di più (per quanto poco) ed è una macchina che, in viaggio, potrebbe darmi più problemi che altro e mi spiego subito. L'approccio della X-T5 è prettamente fotografico: tante ghiere, tante regolazioni, tante possibilità, ma tutte un po' macchinose e, parlando di viaggi o, per lo meno dei miei viaggi, il tempo a disposizione è sempre poco. Faccio un esempio che chiarisca: in viaggio devo passare spesso dalla modalità foto a quella video, devo richiamare impostazioni predefinite da me per non star lì a cincischiare con la macchina ogni volta che ho un'esigenza diversa. Ora utilizzo i profili U1 e U2 della mia D750 regolati uno per il video e l'altro per le foto con tele spinto (avifauna). Tutto il resto lo scatto in manuale o, al massimo con la priorità di diaframma. Per replicare questa cosa sulla X-T5, devo preparare i settaggi e salvarli nel menù del tasto "Q" per poi richiamarli alla bisogna, mentre sulla X-S20, ho 4 Custom direttamente sulla ghiera: molto più rapidi e reattivi. Inoltre, cosa più importante, se dovessi usare la X-T5 come si deve (con tutte le ghiere ecc) sarei decisamente più lento della configurazione attuale (uguale alla X-S20). Sembra una cosa da nerd, ma acquistare una macchina prettamente fotografica (e pagarla caro, anche per questo...) per poi configurarla perdendo metà delle ghiere ecc, è, a mio parere, una boiata infinita. Devo tenere presente la destinazione di questo kit: mi accompagnerà in viaggio, nulla di più. A casa o in giro con la mia auto, ci vado con la D750 e tutto il parco ottiche FF.

Questo post serve per focalizzare i pensieri, non di certo per dare risposte definitive. Non sarà una decisione semplice: l'unica cosa certa è che il corredo FF subirà una grossa modifica. Il mio parco ottiche vedrà la vendita di TUTTI gli zoom attualmente in mio possesso a favore dell'acquisto di un paio di ottiche fisse (24 a 35 credo) che completeranno il kit con il 50 ed il 90 che già possiedo. Quindi il FF lo userò esclusivamente con questo genere di obiettivi, una sorta di tutto relax per la mente insomma, fotografia zen se volete...ma questo, in tutta onestà, è il problema più semplice da risolvere...

Buona luce indecisa!




Fotografia e viaggi: Madagascar (Post fotografico)

Eccomi qua con la seconda parte dell'accoppiata vincente, riferita al Madagascar. Devo fare una premessa: questo viaggio ho scattato meno foto del solito ed alcune (parecchie), sono fatte direttamente con il cellulare. Le motivazioni le metterò alla fine, ma il motivo delle poche foto è...il soggetto stesso! Tante persone sorridenti, ma tanta povertà, al punto che ti sentivi uno sciacallo a continuare a scattare foto a gente che cerca di sopravvivere. Sembrava quasi di voler rubare qualcosa che nemmeno hanno e la cosa mi ha parecchio toccato.

Ma veniamo a noi con l'attrezzatura: Nikon D750 + 24-120f4 + 70-300 f4.5/5.6, cellulare Redmi Note 13Pro (ebbene si, ho usato anche il cellulare...).

Iniziamo con gli scatti più frequenti ovvero quelli alle PERSONE ed ai loro spaccati di vita:

 


Qual è la difficoltà maggiore nell'eseguire queste riprese? Dal punto di vista tecnico non ci sono troppe difficoltà: la luce in Africa non manca mai e dato che non stiamo parlando di paesaggi notturni o situazioni impossibili, non avrete difficoltà ad esporre. Attenti solamente alle alte luci: i contrasti sono molto marcati, anche sui visi delle persone quindi occhio a come esponete. Sento già le proteste sul tempo a disposizione per preparare una foto ecc. Tutto vero, ma la foto tipicamente street è, per definizione, uno scatto che non ha tempo di preparazione. Dovrete abituarvi a decidere in fretta tutto quanto: dalla messa a fuoco all'esposizione generale. Un consiglio? Punto di messa a fuoco centrale sempre selezionato (eventualmente poi tagliate in post) ed esposizione medio pesata al centro con priorità di diaframma (impostato preventivamente su 5.6 su FF). In questo modo avrete un'esposizione calcolata più o meno sul soggetto che mettete a fuoco, con una profondità di campo accettabile ed una nitidezza per lo meno decente anche con ottiche non professionali. Ovvio che è un punto di partenza e quindi potrebbe essere che, pur di non perdere lo scatto, questo venga fuori esposto male: a quel punto bisogna per forza agire in post produzione. Si potrebbe scattare già sovraesponendo di 0,7stop così da evitare il recupero delle ombre e al massimo chiudere le luci ecc. ecc. si, certo, tutto si può fare, ma dovete valutare in anticipo la luce che avete intorno. Se è poca, non serve a niente sovraesporre: vi porterà solo ad avere iso più alti inutilmente). Se è tanta dovete stare attenti a ciò che finisce nella zona di rilevamento dell'esposizione: il rischio bruciatura è dietro l'angolo. Poi si può ragionare sul fatto che l'eventuale bruciatura viene tagliata per via della sistemazione dell'inquadratura. Sembrano tantissime cose, ma in realtà, dopo un po' di allenamento, vi verranno automatiche, fidatevi!

Altre foto tipiche di questi posti sono le classiche AVIFAUNA, animali, insetti, rettili ecc. :




Questi scatti presentano le stesse difficoltà delle street, forse amplificate dalla location di ripresa (a parte il serpente per il quale la difficoltà maggiore è stata quella di resistere dalla fuga a 200 all'ora!!). Spesso vi troverete in mezzo alla jungla ed ai boschi più fitti, dove la luce passa in maniera puntiforme o addirittura non passa. Nella maggior parte dei casi dovrete accettare compromessi con la iso della vostra macchina, ma, in Madagascar, c'è una difficoltà in più: i lemuri hanno la malsana abitudine di vivere sulle cime degli alberi e quindi vi troverete a scattare puntando la macchina al cielo e sarete immersi nel peggiore dei controluce. Qui, il suggerimento è di fare esattamente come per la street: lettura medio pesata al centro e preghiera che la differenza di luce con il cielo non sia oltre quello che si può recuperare in post. In ogni caso, in questo tipo di condizioni, la maggior parte delle foto faranno pena: cercate di limitare i danni. I lemuri saranno ampiamente fotografabili in diverse situazioni, per cui non dannatevi troppo l'anima quando siete nella jungla.

Ultimo tipo di foto che vale la pena di citare sono i paesaggi marini ed il tramonti in generale:





Sono i più bei paesaggi mai scattati? Sinceramente no. Difficoltà non ce ne sono in pratica, ma vi consiglio di prendere ogni occasione dato che le condizioni di tramonto variano anche a parità di cielo. Ci sono serate dove le nuvole si infiammano, altre dove restano grigie ed apparentemente siete nella stessa identica situazione. Prendetevi il tempo che serve, piuttosto andate a mangiare un po' dopo, ma godetevi ogni occasione di tramonto perchè potrebbe essere quella giusta.

Concludo la carrellata con le FOTO DA CELLULARE             





Queste foto mi fanno inorridire al solo pensiero, ma tant'è che mi sono trovato a scattarne ed anche parecchie. Il motivo è spiegato nella riflessione finale di questo post, che vi invito a leggere con attenzione: prima o poi vi troverete anche voi nella stessa situazione, garantito!! Le difficoltà più grandi di questi scatti sono (oltre ai conati di vomito) proprio i settaggi: se volete prendere il controllo (si fa per dire...), il cellulare è 10.000 volte più scomodo di una reflex, quindi rassegnatevi a bestemmiare o ad accettare tutto ciò che fa automaticamente il vostro dispositivo. Nel bene e nel male, la foto la portate a casa, questo si, che poi sia degna o meno, questo sta a voi deciderlo.

Le foto selezionate sono un estratto: l'intero album è visibile QUI.

Riflessioni sull'attrezzatura: per la prima volta, dopo tanti anni di viaggi, mi sono trovato a VOLER lasciare la macchina fotografica in albergo prima di un'uscita. Le motivazioni sono molteplici, ma principalmente mi sto stancando di portarmi dietro un sacco di cemento, per scattare foto. Alla mia età inizio a sentire il peso ed i dolori che mi causa, al punto che sto valutando seriamente un cambio di corredo, a favore di qualcosa di più leggero, anche rinunciando alla qualità del sensore Full Frame. Emblematiche sono state le due uscite fatte da Nosy Be, verso i due posti più famosi e conosciuti del Madagascar, dove ho utilizzato esclusivamente il cellulare. Ovviamente, per quanto possano essere tecnicamente qualitativi, il contenuto di questi file non può essere minimamente paragonato a quello che può contenere un file raw che esce dalla D750. Ammetto che, sul momento, volevo tornare in stanza a prendere tutto il cucuzzaro, ma nel corso della giornata, mi sono ritrovato a pensare di aver fatto bene e di essere soddisfatto comunque! L'argomento è vasto e quindi merita un post a parte, che produrrò quanto prima, ma era giusto sottolinearlo dato che, i più attenti, avranno notato la differenza  di qualità nelle foto.

Vedremo come si svilupperà questo pensiero, per ora buona luce rifless...iva!