Fotografia e viaggi: Namibia (post amministrativo)

Ebbene si, dopo tanto tempo di attesa ed i risparmi accumulati, siamo finalmente riusciti a realizzare uno dei nostri sogni: andare in Namibia!! Che cosa può spingere una persona a voler visitare un posto per lo più desertico e con una densità media di 0,7 persone per chilometro quadro? Ovviamente la voglia di spazi infiniti, di paesaggi incantati, di natura libera e selvaggia, ma anche di rendersi conto di quale sia il nostro vero posto all'interno di questo ingranaggio che chiamiamo pianeta Terra. Questo primo post, come di consueto, tratterà il viaggio dal punto di vista amministrativo, per cui niente foto o argomenti fotografici specifici. Per quello dovrete attendere un po' vista la quantità di scatti portati a casa, si prospetta un'estate calda e non solo per il clima esterno 😁.

Il viaggio è un viaggio di gruppo di tipo "tutto organizzato" con tour operator "Il diamante" di Quality Group. Si tratta probabilmente del top di gamma disponibile per questo Paese e questo si riflette anche sul prezzo, da top di gamma 😱. Sedetevi tranquilli e iniziate a fare salvadanaio perchè, per un viaggio simile, serviranno più o meno 4.400 euro a testa + gli extra in loco (che per noi si sono assestati in 350 euro in due, poteva andar peggio!). Durata 13 giorni di cui 9 notti in Namibia e 2 sull'aereo. Compagnia aerea Lufthansa con tratte che andavano da Milano Malpensa a Francoforte e poi da Francoforte a Windhoek. Durata dei voli: 1 ora circa da Milano a Francoforte e poi 10 ore circa da Francoforte a Windhoek. Sulla logica di farti perdere praticamente 2 ore per andare e tornare da Francoforte, solo una qualche divinità potrà illuminarci, ma, per lo meno, i voli "lunghi" partivano entrambi intorno alle 19 ed essendoci lo stesso fuso orario tra la Namibia e l'Italia (durante l'ora legale), se riesci a dormire di notte, ti svegli perfettamente allineato e senza jet leg da gestire. A tale proposito segnalo che Lufthansa non fornisce le cuffiette per vedere il film o ascoltare la musica: se le volete le dovete COMPRARE sull'aereo oppure dovete portarvi le vostre 😤. Stesso discorso per le coperte. Sono ancora scandalizzato all'idea, ma è giusto che lo sappiate, dato che le pubblicità di queste super compagnie aeree promettono mari e monti e invece lucrano sui 2 euro di affitto di queste cose che dovrebbero essere comprese in automatico, vista la lunghezza della tratta. Ultimo appunto: scordatevi film o altro in lingua italiana, nemmeno i sottotitoli ci sono nel nostro idioma. Suggerimento spassionato: createvi il vostro kit da viaggio lungo che dovrà comprendere: tablet (con qualche film, serie tv memorizzati sopra), cuffiette (con sdoppiatore se siete in due), reggi tablet per appoggiarlo al tavolinetto e giacca della tuta da mettervi addosso per dormire o da tenere legata se non vi serve. Non si sa mai...✌

Purtroppo è distante il ricordo del volo verso la Cambogia con la compagnia Thai, il miglior volo mai fatto in vita mia, 12 ore senza nemmeno accorgermene!

La guida era italiana (di Padova, per la precisione) e vive in Namibia da 20 anni. Espertissimo del Paese e sempre pronto ad aiutare/suggerire le combinazioni di vestiti/percorsi ecc migliori. In linea con la qualità del viaggio in generale...ed inoltre, appassionato di fotografia: non poteva capitarci di meglio!!

Inutile dire che si tratta di un viaggio dove tutto è perfettamente calcolato, al minuto intendo dire!! Ci sono stati giorni in cui era previsto, ad esempio, un safari pomeridiano alla ricerca di vari animali e l'arrivo, apparentemente casuale, sopra ad una duna di sabbia rossa circondata dalla savana, ha permesso di "costruire" un tavolino con tovaglia dove sono stati sistemati snack e drink per un aperitivo, giusto in tempo per gustarsi il tramonto. Casualmente l'occorrente per il tavolo era già nel posto giusto, ad aspettare l'arrivo della nostra jeep. Roba da Berluska, veramente! 😎 Per quanto ci riguarda, non siamo affatto abituati a questo tipo di trattamento, ma devo ammettere che, ogni tanto, fare la parte del nabbabbo è divertente.

L'itinerario è stato il seguente (cito solo le notti in Namibia ovviamente):

Sera 1: Naankuse Lodge - A nord di Windhoek, all'interno di una riserva dove, al pomeriggio, abbiamo fatto un primo safari veloce, tanto per iniziare a farci l'occhio sugli animali. Particolare non da poco: dato che questo lodge ha solo 6 stanze ed il nostro gruppo era da 7, io e la mia compagna siamo stati destinati ad una VILLA SINGOLA in mezzo alla savana. A 2 minuti a piedi dalla struttura principale, ma avevamo veramente una villa a nostra disposizione con vista su TUTTO: una cosa assurdamente bella. Abbiamo finalmente capito che tipo di casa sarebbe perfetta per noi 😆

Sera 2 e sera 3: Riserva privata di Ongava - Continuando verso nord abbiamo alloggiato a ridosso del parco di Etosha e, per due giorni, ci siamo dedicati alla ricerca degli animali facendo letteramente fondere gli otturatori delle reflex a suon di raffiche. Notare che il lodge dove alloggiavamo (che si trova all'interno della riserva stessa), aveva una pozza d'acqua giusto sotto alla terrazza panoramica dedicata a pranzo e colazione per cui mangiavi mentre gli animali bevevano tranquilli in totale libertà. Un rinoceronte adulto passeggiava senza timore a una decina di metri da una delle stanze. Esperienza a dir poco fantastica!

Sera 4 e sera 5: Malansrus Damaraland Glamping camp - Ci spostiamo verso ovest, nella zona del Damaralan passando per il villaggio Himba, una popolazione locale che vive ancora secondo le antiche tradizioni. Ora come ora è un po' turistico come posto, ma il villaggio segue davvero le antiche regole, per cui vale assolutamente la pena di vedere e di ascoltare quello che hanno da dirti. Per chi non lo sapesse il concetto di "glamping camp" riunisce il concetto di campeggio e di resort in un unico luogo. In pratica alloggi in una tenda di lusso grande come casa mia, con servizi ecc, ma con le pareti esterne di tela anche se la struttura è in muratura. In pratica è un finto campeggio dove tutto è più che perfetto: da provare sicuramente. Il Damaraland offre un paesaggio in cui, le conformazioni rocciose, ricordando le distese americane e la monument valley. Si capisce perfettamente da dove si sono staccati i continenti milioni di anni fa dato che analogie simili non potrebbero essere spiegate in maniera diversa. Durante queste giornate, oltre ai paesaggi, ci siamo dedicati alla visita delle famose pitture rupestri di Twyfelfontein ed alla ricerca, tramite una vera e propria caccia fotografica, degli elefanti del deserto. Seguendo le tracce sul letto del fiume asciutto, siamo riusciti a scovarne un branco che si è lasciato ammirare senza curarsi troppo della nostra presenza. Altra dimostrazione di come in Africa, al massimo, puoi fare da spettatore, ma di certo non sarai mai il protagonista di niente!

Sera 6: Hansa Hotel a Swakopmund - Sulla famosa Skeleton coast (quindi proseguiamo ancora verso sud ovest) facciamo tappa a Cape Cross per ammirare (ed annusare...) l'enorme colonia di otarie che ha preso possesso di buona parte di questa zona. Inutile sottolineare che, oltre alla bellezza di questi animali, bisogna mettere in conto anche un odore a dir poco memorabile! I più resistenti, armati di eucalipto e vari balsami tigre spalmati sotto al naso, sono riusciti a resistere non più di 20 minuti prima di fuggire in preda alla nausea più profonda! La cittadina di Swakopmund invece è la classica località di mare dove abbiamo pranzato a suon di spaghetti allo scoglio, perfettamente preparati da un ristoratore di origini vicentine che si è trasferito in Namibia diversi anni fa. Una piccola lezione di "carboidrati" agli amici del luogo, abituati alle sole proteine "grigliate". Grandissimo Cristian!! La mattina seguente non potevamo perderci il giro sulle dune di Sanwich Harbour, uno dei luoghi più spettacolari del pianeta: le dune di sabbia che si gettano a capofitto nell'oceano atlantico, sono uno spettacolo davvero incredibile, nonostante il vento fortissimo che ha rischiato di mettere ko anche le nostre macchine fotografiche. Anche in questo caso, verso l'orario di pranzo, ci siamo fermati su di una spiaggia riparata dal vento, dove ci è stato offerto una sorta di pic nic con un sacco di stuzzichini uno più buono dell'altro. Ancora una volta, l'organizzazione è stata più che perfetta.

Sera 7 e sera 8: Desert Hill Glamping Camp - Altre due sere con la formula della "tenda di lusso", questa volta però in mezzo al deserto del Namib, molto diverso dal Damaralan: il deserto ha un paesaggio che passa da conformazioni arrotondate per via del vento che soffia incessantemente alle classiche dune sabbiose della zona di Sossusvlei (ci troviamo quindi a sud del Paese, leggermente rientrati verso l'interno). Un paesaggio assolutamente indimenticabile con una piccola sorpresa inaspettata: una sera, mentre cercavamo ispirazione per una foto della stellata, ci siamo accorti di avere un piccolo sciacallo che girava fuori dalla nostra tenda. Senza troppo panico siamo rientrati, chiudendoci ed abbiamo atteso che "shaky" (così l'abbiamo chiamato) decidesse che lì non c'era cibo per lui. Abbiamo poi scoperto che il nostro amico faceva tappa alla cucina del ristorante perchè qualcuno, ogni tanto, gli ha lanciato dei resti di cibo. Ecco spiegato un comportamento che, viceversa non avrebbe avuto altra spiegazione se non quella della mancanza grave di cibo, che renderebbe questi animali addirittura pericolosi per l'uomo vista la potenza del loro morso nonostante la stazza ridotta. Durante questi due giorni abbiamo avuto il tempo di ammirare i paessaggi di Sossusvlei e Deadvlei, con la famosa "duna 45" (il nome deriva dal km della strada che porta verso il deadvlei) e l'imponente "big Daddy", la duna più alta al mondo che si erge per ben 380 metri circa. Vista da sotto vi assicuro che è davvero alta! Un paio di pazzi furiosi del nostro gruppo l'hanno scalata impiegandoci mediamente un ora e 15 minuti, per poi gettarsi a capofitto in una discesa quasi verticale che ti fa arrivare direttamente sul deadvlei (il famoso lago asciutto con i tronchi mummificati, una delle immagini più iconiche della Namibia).

Sera 9: Kalahari Anib Lodge - Serata finale nel deserto del Kalahari che, a differenza degli altri due, offre molta più vegetazione. La cosa sorprende perchè per terra c'è sabbia, dove affondi con le scarpe esattamente come faresti su una spiaggia qualsiasi, ma da questa sabbia (ovviamente di colore rosso accesso) spuntano piante e vegetali oltre a una serie di alberi che ospitano i nidi degli uccelli tessitori. Sono in pratica mega condomini di uccelli che arrivano a pesare anche delle tonnellate e che sono costruiti, con minuziosa precisione e pazienza, direttamente sui rami degli alberi o su qualsiasi altro supporto che venga ritenuto idoneo (ne abbiamo visti attaccati ai tralicci dell'alta tensione, lievemente fuori norma per le nostre leggi, ma si sa che in Africa, tutto è concesso!!😁). Il safari pomeridiano si è concluso con un aperitivo al tramonto sopra una delle dune rosse della riserva che ci ospitava. Le dune sono molto più basse di quelle del Namib ovviamente, ma offrono un paesaggio praticamente unico: vegetazione ed animali nel deserto, con un tramonto semplicemente indimenticabile 😍.

L'ultma giornata è stata dedicata ad una veloce visita della capitale Windhoek che, in tutta onestà, non ci è piaciuta per nulla. Una città che definirei "inutile" se non fosse che concentra quasi tutta la popolazione della Namibia. Non offre praticamente nessuna attrattiva turistica, anzi, sembra quasi che cerchi di somigliare ad una capitale europea, con centri commerciali ecc. Una sorta di nota stonata all'interno di una nazione fortemente "africana".

Questo per quanto riguarda l'itinerario. Per quanto riguarda il cibo, probabilmente siamo stati fortunati visti i lodge utilizzati, ma in Namibia curano tantissimo sia la cottura che l'impiattamento. Davvero bravi e tutto buonissimo! Dieta a base di carne, ma la verdura abbonda ed anche i vegetariani troveranno un sacco di alternative per sfamarsi senza alcun problema. Mi raccomando, evitate i ristoranti dove offrono carni strambe tipo giraffa, zebra ecc...favorite quelli che offrono carne "normale" tipo manzo, maiale ecc...al massimo accettate lo spezzatino di antilope. Questo perchè le antilopi sono tantissime in Namibia, ve le trovate anche in bagno a momenti, mentre gli altri animali sono tutti a rischio estinzione. Non favorite l'abbattimento di specie a rischio, per carità!!!😡

Per gli amanti dei cieli stellati, ogni sera c'è una nuova occasione per fotografare la via lattea. Si vede perfettamente ad occhio nudo e vi garantisco che in Nambia, le stelle fanno davvero sul serio! Non ho mai visto cieli così pieni di luce, polveri cosmiche e costellazioni. La croce del sud veglia costantemente sul viaggio, così come l'enorme costellazione dello scorpione. Vale la pena di fissare quei momenti dato che nel nostro emisfero non potremo più vederli e non solo per via della posizione rispetto all'equatore. L'inquinamento luminoso, da quelle parti, è praticamente inesistente, anche senza andare nel deserto...

Questo è uno di quei viaggi che ti fa capire come l'Africa ti apre gli occhi ed il cuore ad una realtà a cui non siamo (e probabilmente non saremo mai) abituati! In questo Paese, non sei tu a dettare le leggi, ma la natura. Tu puoi guardare, ammirare, stupirti, ma devi stare al tuo posto e te lo ricordano ogni giorni i tanti animali che ti attraversano la strada o che ti passano vicino alla macchina senza nemmeno calcolarti. Vedere un elefante maschio adulto che mangia tranquillo a 3 metri dalla jeep e che potrebbe ribaltartela semplicemente spostando una zampa, ti fa capire quanto siamo insignificanti ed inutili per la vita su questo continente. La presenza umana, dopo qualche giorno, ti sembra sempre al posto sbagliato ed hai la sensazione che ti trovi in quel luogo solo perchè qualcuno te l'ha concesso. In poche parole, il mal d'Africa è una cosa che va provata in prima persona, solo così si riesce a capire quanto certi paesaggi e certe situazioni ti entrano dentro, ti cambiano la visione del nostro pianeta e ti fanno rendere conto di quanti danni stiamo facendo senza curarci del fatto che qui, noi, siamo solo degli spettatori non paganti del più bello spettacolo che esista!!

Per ora è tutto. Vado a smaltire il Covid (...positivo il giorno dopo il rientro...no comment) e poi inizieremo a selezionare le foto (circa 3.000 in due...sto già per vomitare!).

A presto e buona luce dall'emisfero australe!

Particolari ed enfasi vintage

Torniamo a parlare di fotografia pratica! Reduce da un bel giro per vari borghetti dalle mie parti, ho fatto una scorpacciata di dettagli e particolari sparsi per questi meravigliosi posti, dove il tempo sembra essersi fermato. Dove sta il segreto di questo genere di fotografia? In realtà non c'è alcun segreto: semplicemente serve prima di tutto il posto adatto, ovvero un borgo antico o presunto antico, dove ci siano particolari o situazioni caratteristiche che non si possono trovare in centro città. Poi una bella ottica fissa per giocare con lo sfocato e una buona dose di pazienza per cercare di osservare ogni singolo centimetro di quello che vi passa davanti agli occhi!

Sono riuscito nell'impresa di portare a casa delle foto che non siano una cavolata micidiale? Sinceramente credo proprio di no, ma a scopo "didattico" fa sempre bene un po' di sano esercizio e, in tempo di covid, luoghi con pochissima gente diventano una manna dal cielo, quindi non lamentiamoci troppo e vediamo che cosa è uscito dalla mia macchina:



Ad onore del vero questo primo gruppo di foto sono state scattate con il 70-300 e non con un'ottica fissa, per cui diciamo che, per giocare con lo sfocato, basta comunque "stringere" sul soggetto o avvicinarsi nella ripresa, non è per forza necessario avere obiettivi che aprono a f1.2 😆


In questo gruppo di foto ci sono scatti un po' diverse dal concetto di "particolari", ma le ho postate ugualmente per via della simpatia che mi hanno suscitato: i gatti mi hanno fatto troppo sorridere per la scena che sembra riprodurre una situazione "umana" con un osservatore e due che si fanno beatamente i cacchi loro. La foto del batuffolo invece mi ricorda un ragno visto in controluce e la cosa bella è che me ne sono accorto DOPO averla scattata. Io miravo all'effetto controluce e invece ho portato a casa uno scatto buono per il mio progetto "cose comuni, vista alternativa". Forse tra 300 anni riuscirò a completarlo.




Infine, questo gruppo di foto sono figlie del 50mm f1.8 G e, in questo caso, lo sfocato è ottenuto grazie alla generosa apertura a disposizione. Queste sono le vere foto di particolari che possono descrivere dei posti in maniera più personalizzata. Non parlo solamente dello scatto in se: in sostanza non ci sono difficoltà particolari nel realizzare queste foto. Alcune hanno ISO più elevati delle altre, ma si tratta sempre di uniformare l'esposizione a seconda della luce che c'è in quel momento. Devono descrivere per cui deve esserci più visibilità di dettagli possibile, escludendo disturbi e cose non funzionali allo scatto. In questo senso l'ultima foto è un massacro: troppe cose e poca possibilità di andare a scattare ogni singolo elemento (era una proprietà privata, volevo evitare che mi fucilassero). Sostanzialmente dovete individuare una scena che vi piace (o che vi riporta alla luce dei ricordi), osservarla e scattarla. Una volta eseguita la foto, la guardate nel visore e provate a concentrarvi sui singoli particolari facendovi la domandina giusta: "Questo particolare potrebbe diventare il protagonista di un'altra foto?". Se la risposta è si (ma anche se è "NI"), provateci. Di sicuro nel mucchio di tentativi che ne usciranno, qualcosa la porterete a casa ed avrete anche allenato il vostro occhio ad osservare isolando più cose possibili. Sempre riferito all'ultima foto qua sopra: avrei potuto scattarne altre 100 per ogni singola cosa che mi aveva colpito, ma, come detto, c'erano problemi logistici e mi sono accontentato della "foto di gruppo", la prima scattata.

Veniamo alla post produzione: vi sarete accorti che non sono propriamente sviluppate in maniera naturale, realistica ecc. Ho fatto una scelta di stile (non inteso come bellezza stilistica, ma come stile di sviluppo, impronta di sviluppo, chiamatela come volete) e l'ho mantenuta per tutte le fotografie. In questo caso ho riesumato un vecchio amore ovvero il vintage desaturato. Una sorta di mix tra un bleach bypass ed una foto antica. Il mix nasce dall'enfasi sulle ombre (visibilmente schiarite) per arrivare ad una saturazione abbassata con tanto di vignettatura molto pronunciata. Il tutto completato da un sharpen pensato per "ingrossare" i toni medi della foto e rendere più voluminosi i dettagli meno sottili. Una sorta di HiRaLoAm per chi comprende il significato di questo termine (del quale ho parlato in molti altri post, tipo questo). Sto tentando di codificare la procedura che ho utilizzato, così da poter fare un post con le spiegazioni, portate pazienza, ci arriverò! Gli strumenti che ho usato sono quelli messi a disposizione da Photoshop e dalla Nik Collection di Google (quella gratuita ovviamente). In pratica, dopo aver regolato colore e contrasto di base, ho utilizzato:

  • Silver Efex Pro 2 per regolare il contrasto della foto come se dovessi convertirla in bianco e nero. Fatto questo, il livello generato dall'intervento precedente è stato fuso con lo sfondo, usando il metodo di fusione "Luminosità". In questo modo ho sfruttato il contrasto del bianco e nero, mantenendo i colori originali della foto. 
  • Ho unito i livelli ed ho utilizzato Color Efex, strumento "contrasto tonale", per regolare luci ed ombre creando l'effetto simile ad un bleach bypass. Ho aggiunto, sempre in Color Efex, una vignettatura con punto di luce sopra al soggetto: l'effetto si chiama "Darken/Lighten Center". Il livello generato è stato fuso con metodo "Luminosità" esattamente come per il precedente. 
  • Successivamente ho utilizzato un classico livello di tonalità/saturazione impostando, di partenza, la saturazione a -40 punti. Per questo punto si possono valutare tante cose tipo di desaturare tutto tranne uno specifico colore (la foto della candela è stata fatta mantenendo i rossi originali e desaturando tutte le altre tinte) per dare più enfasi a quello che vogliamo. Va fatta una valutazione di massima insomma, sulla base dell'effetto che vogliamo ottenere. Ho impostato il metodo di fusione in "Colore" per non influenzare la luminosità dei pixel.
  • Infine, ho dato lo sharpen: una HiRaLoAm come quella spiegata nel post che ho linkato qua sopra, con opacità al 70% ed un altro livello di sharpen più sottile, con parametri della maschera di contrasto di 500, 1 e 0 , metodo di fusione Luminosità, opacità 80% e maschera di livello che contiene il livello RGB unito, ma invertito (sostanzialmente mascherato dalla luminosità al contrario cioè applicato alle ombre e non applicato alle luci della foto).

Non è una procedura immediata, me ne rendo conto e scritta così può sembrare molto difficile, ma vi assicuro che non lo è. Per questo sto lavorando per "codificarla" per bene e poter mettere un tutorial con le spiegazioni dettagliate e i vari screenshot. Ovviamente se qualcuno ha suggerimenti per ottenere un effetto vintage ecc simile a quello di questi scatti, sarò ben contento di leggere i commenti e magari di utilizzarli per creare altre guide simili (citando l'autore ovviamente!!).

Per ora, buona luce vintage.

...trovati un lavoro serio!!

Iniziamo il nuovo anno con un post che non c'entra nulla con la fotografia pratica, ma che tratta un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Quanti, nella propria adolescenza e gioventù, si sono sentiti ripetere la frase del titolo? Immagino che, più o meno tutti, siamo passati per delle fasi in cui avevamo in testa una carriera di tipo artistico, non fate i timidi, che lo so! 😁

Personalmente ben prima della maggiore età ero convinto che sarei stato un musicista e che la musica sarebbe stata la mia vita: ci ho provato, ma come tanti, mi sono trovato di fronte solo a mille difficoltà, porte chiuse ad anche persone intorno che, probabilmente, non avevano la mia stessa spinta emotiva.😩 Perchè faccio questa premessa? Nel mondo, in generale, ed in Italia in particolare (purtroppo!!), se una persona svolge un'attività prettamente artistica, si ha la percezione che non sia un "vero" lavoratore, ma semplicemente uno dei tanti che non ha voglia di fare niente tutto il giorno, sperando di camparci. Nel nostro Paese è ancora molto forte l'accezione di lavoro serio come di un attività che rientri nei parametri più standard del termine, ma non solo. La cosa che più mi infastidisce è che il cosiddetto lavoro serio è un qualcosa che viene svolto mal volentieri 😕. Quanti di noi sono felici di andare al lavoro la mattina? Quanti sono davvero soddisfatti di quello che fanno? Sono domande che oramai nemmeno ci poniamo più, tanto siamo abituati a lavorare tirando sera e pensando già a cosa fare quando saremo rincasati o nel week end.

Sto ovviamente estremizzando la cosa per renderla facilmente comprensibile, ma la realtà è che alla base siamo ancora un po' troppo provincialotti da questo punto di vista: legati ancora a dei concetti mutuati dal dopoguerra, dove si doveva ricostruire fisicamente un Paese e puoi farlo solo con mattoni e bulloni, non tanto con suoni o immagini. Ma se oggi vuoi fare qualcosa di artistico o qualcosa che non ti faccia sbuffare 8 ore al giorno dalla noia, puoi farlo? Sicuramente si, ma non è gratis. Purtroppo, anche negli anni modernamente antichi in cui viviamo, è ancora fisso il chiodo che mette in relazione:

lavoro artistico = fancazzista

lavoro fisico, di fatica = gran lavoratore

lavoro di concetto = gran fuffaman

persona felice del proprio lavoro = sicuramente non fa niente tutto il giorno

La prima di queste equazioni è quella più gettonata! Attenzione però, voglio fare una specifica: con lavoro artistico intendo non semplicemente creare un canale YouTube dove raccontiamo quanto siamo bravi a fare una foto ricordo delle nostre ferie o a suonare questa o quella cover. Intendo dire proprio VIVERE di questa attività, quindi metterci il proprio rischio personale di fallimento. Scrivo questo perchè ad oggi il concetto di Youtuber è diventato sinonimo di lavoro artistico, mentre non è così, si tratta eventualmente di un "complemento" al lavoro artistico, che aiuta ad avere visibilità ecc e che può trasformarsi in un'entrata supplementare, ma per mangiare con Youtube, bisogna davvero fare i salti mortali, quindi cancellate l'idea di tutti quei 15 enni che riempiono il web di video con le loro performance senza metterci a fianco un'attività collegata. Poi, se uno riesce a vivere solo con i video spot pubblicati ogni 3 mesi, bene per lui, ma credo che queste situazioni siano più legate ad una famiglia facoltosa dietro le spalle, che tappa i buchi lasciati dal "tubo"...opinione personale ovviamente.

Tornando al nostro discorso iniziale, vorrei citarvi due esempi pratici legati ovviamente alla fotografia, ma con prerogative completamente differenti: 

- il primo è Fabio Porta, un fotografo che seguo tramite il suo canale Youtube (accessibile da QUI) e che si è reinventato fotografo di matrimoni, coppia, gravidanza ecc pur essendo un ingegnere. Tra i suoi video, oltre a recensioni, tecniche di ripresa, post produzione ecc, ci sono delle spiegazioni su come ha organizzato la sua attività, gli introiti da Youtube ecc, insomma una serie di informazioni che chiunque volesse intraprendere questa strada DEVE sapere! Il tutto ovviamente spiegato con la precisione che solo un ingegnere potrebbe avere, davvero utilissimo da tutti i punti di vista;

- la seconda è invece Sara Melotti, una fotografa, storyteller, instangrammer ecc insomma, vedete voi quale usare. Recentemente ha scritto un libro dal titolo "la felicità è una scelta" ed incuriosito dal fatto che fosse un libro di una fotografa, l'ho acquistato e letto tutto d'un fiato! A parte lo stile dissacrante che ricorda molto il mio, la storia è proprio quella del titolo: una ragazza con dei sogni "artistici" che viene scoraggiata e che alla fine, tra mille alti e bassi arriva dove si trova adesso. A fare cioè quello che le piace.

Questi due esempi sono notevolmente diversi, ma ci portano allo stesso risultato finale: Fabio ha fatto di una sua passione un lavoro di successo dove si diverte con quello che fa ed esprime la sua arte visiva e la sua sensibilità; Sara ha letteralmente scalato montagne ed è arrivata dove voleva: ad esprimersi al massimo tramite le fotografie. In entrambi i casi si tratta di lavori che, per capirci, mia nonna non avrebbe mai definito "normali". Purtroppo i sorrisi che vedo anche da qui potrebbero spegnersi solo a sapere quante persone ancora ragionano come ragionava mia nonna!! La domanda da farsi è: se questi lavori fossero considerati normali alla stregua di un qualsiasi impiego, per esempio, al supermercato, ci sarebbero state (e ci sarebbero!) tutte queste difficoltà da superare e contro cui lottare quotidianamente?

Ed io come la penso? Beh, io faccio parte di quelli che hanno un lavoro standard, per il quale non nego una certa stanchezza, ma che continua a permettermi di coltivare tutte le varie passioni (più o meno) artistiche. Dalla fotografia alla musica, dai viaggi allo sport. Mollerei tutto per fare l'artista come hanno fatto Fabio e Sara? Sinceramente no. Non tanto perchè non ho fiducia nel poter mangiare anche con altre attività lavorative, quanto per il fatto che, a quasi 50 anni, ritengo di non aver mai avuto alcun vero talento artistico. Sarei potuto diventare un fotografo migliore? Sicuramente si. Un musicista migliore? Assolutamente si. Un artista con qualcosa da dire? Non credo. Oggettivamente, gli artisti sono altri, ed ammetto i miei limiti. Restando in ambito fotografico, mi rendo conto che le mie foto sono buone dal punto di vista tecnico, compositivo, di post produzione ecc, ma hanno davvero qualche messaggio da inviare a qualcuno? Non so...Onestamente mi trovo più spesso ad invidiare le capacità di alcuni amici che riescono, senza troppi tecnicismi e conoscenze varie, a trasmettere tantissimo con uno scatto. Qualcuno una volta mi ha detto: "In realtà non sono loro che trasmettono un messaggio, sei tu che lo cogli anche dove non c'è..." intendendo che forse un qualche talento artistico era parte di me. In tutta onestà non credo sia così, ma posso assicurarvi che in questo anno 2022, cercherò di imparare un po' sia da Fabio che da Sara, per cercare di mettere da parte i pensieri tecnici e far uscire qualcosa d'altro...se ci riuscirò sarà per me un momento bellissimo, viceversa, continuerò comunque a divertirmi con i miei viaggi e le mie foto "normali" che spero non vi faranno sbuffare di noia. 😆

Buona luce da anno nuovo! 🎉